Napolive
Campania

Dopo Afeltra: i Monti Lattari tra vuoti di potere e nuove mappe del crimine

L'omicidio in un agguato a Pimonte di Raffaele Afeltra, figura di riferimento nei Monti Lattari, apre una fase di incertezza. Il vuoto di potere rischia di frammentare vecchi equilibri e riaprire rotte di conflitto e affari…

Dopo Afeltra: i Monti Lattari tra vuoti di potere e nuove mappe del crimine

L’agguato che ha ucciso Raffaele Afeltra a Pimonte non è stato solo un fatto di sangue: è una cartina tornasole della nuova geografia criminale dei Monti Lattari. Colpi mirati, modalità d’azione e la natura stessa dell’esecuzione hanno il chiaro segno di un’operazione organizzata, e lasciano dietro di sé un vuoto che non si colma da solo.

Afeltra veniva indicato dalle forze dell’ordine come un riferimento per il controllo del territorio nella fascia dei Monti Lattari. La sua scomparsa contiene il rischio immediato di una frammentazione: quando salta il capo riconosciuto, le articolazioni locali spesso si ridistribuiscono su base familiare, generazionale o opportunistica. Alcuni nodi storici possono tentare di riassorbire territori e “sistemi” di estorsione o spaccio; altri, più giovani o con interessi diversi, possono provare a imporre nuove regole.

La pista degli investigatori, aperta dalla Questura e dalla Procura, dovrà capire se si tratta di una pulizia interna, di un tentativo di riorganizzazione territoriale o di un’azione di forze esterne che vogliono inserirsi nella rete di affari dei Lattari. Ogni ipotesi porta con sé scenari diversi: una successione concordata ridurrebbe gli scossoni; una contesa aperta può tradursi in ondate di violenza e in una pressione maggiore su imprese locali e commercianti, già esasperati dalle richieste illecite.

Per la comunità il primo effetto è pratico: più pattugliamenti, controlli mirati e indagini che coinvolgeranno i municipi delle pendici e i collegamenti con la costa. La Prefettura e il Comune saranno chiamati a misure concrete per proteggere l’economia locale e i testimoni, ma serve anche una risposta sociale: spazi pubblici e attività associative possono diventare argine alla normalizzazione della minaccia criminale.

In soldoni: togliere il ras non risolve il problema strutturale. Può però essere l’occasione — per le forze dell’ordine e per le istituzioni locali — per ricostruire una rete di contrasto più radicata, che non si limiti agli arresti ma guardi alle radici degli affari illegali nel territorio. Se questo non accade, il rischio è che il vuoto venga rapidamente riempito, forse con leader più giovani e spregiudicati, e con una nuova mappa del crimine che cambia vie, alleanze e modalità. La partita, per la sicurezza dei Monti Lattari, è appena cominciata.

Aggiornamenti

Ultime notizie

Tutte le notizie →