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Campania

Molosiglio, la lama che chiede una scelta: più presidi sociali, non solo pattuglie

Un uomo di 68 anni è in prognosi riservata dopo essere stato accoltellato al Molosiglio mentre tentava di sedare una rissa. Il fatto impone a Comune, Prefettura e associazioni di ripensare la strategia sulla sicurezza urbana.

Molosiglio, la lama che chiede una scelta: più presidi sociali, non solo pattuglie

La lama che ha ferito gravemente un uomo di 68 anni al Molosiglio — intervenuto per sedare una rissa — è un colpo al cuore della città ma anche un campanello d’allarme sulle scelte che la politica locale deve compiere. L’episodio, ancora nelle cure degli ospedali, non può essere letto soltanto come un fatto isolato: capita dove la città si ritrova e si affolla, e dove la tensione sociale trova spazio.

Nei luoghi di incontro — lungomare, banchine, aree verdi e fermate affollate — le risse non sono novità episodiche. È qui che finiscono per incrociarsi generazioni, consuetudini diverse, alcol e mancanza di alternative per il tempo libero. Spesso chi cerca di intervenire per separare o placare le tensioni rischia di diventare vittima. Lo raccontano i fatti, e lo avverte la percezione quotidiana di chi vive questi quartieri.

La reazione immediata è affidarsi all’aumento delle pattuglie: risposta comprensibile, necessaria quando serve controllo dell’ordine pubblico e indagini. Ma le sole forze dell’ordine non neutralizzeranno la dinamica che genera il conflitto sociale. Pattuglie e telecamere possono reprimere, arrestare e rallentare un’escalation; non costruiscono fiducia, non creano relazioni, non offrono alternative per i giovani né mediazione quando una discussione sta per degenerare.

Serve dunque cambiare registro. Comune e Prefettura hanno il compito di mettere in campo una strategia integrata che non si limiti alla deterrenza. Presidi sociali di prossimità, mediatori culturali, orari e spazi per attività giovanili, collaborazioni con associazioni di quartiere e parrocchie, interventi mirati di rigenerazione urbana e migliore illuminazione sono elementi che concorrono a ridurre i fattori di rischio. Anche una programmazione estiva e serale più attenta ai flussi di persone e alla gestione degli eventi pubblici può fare la differenza.

La prova più semplice da chiedere alle istituzioni sono obiettivi chiari e misurabili: quanti spazi temporanei per i giovani vengono attivati? Quante unità di mediazione sociale? Con quale finanziamento? Senza questi numeri, ogni annuncio rischia di diventare uno spot che non cambia la sostanza della vita quotidiana dei quartieri.

La città può e deve rispondere in modo pragmatico: tutelare chi interviene per il bene comune e al contempo costruire strumenti preventivi che riducano la probabilità stessa di risse e aggressioni. Se il Molosiglio è oggi teatro di un grave fatto di sangue, domani non lo diventi di nuovo, non basteranno le sirene; serviranno presidi radicati e politiche che diano futuro ai luoghi di ritrovo e speranza a chi li frequenta.

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