Le caprette di Anacapri saranno trasferite ad Agropoli: una storia minore che dice molto su come mete turistiche e amministrazioni affrontano decoro, verde pubblico e benessere animale.
La decisione di spostare gli animali, motivata dalla necessità che lì saranno accudite, ha il merito di porre una domanda pratica: chi gestisce ciò che in un’isola o in una cittadina diventa attrazione, problema di decoro o questione di cura? Non si tratta solo di empatia verso gli animali, ma di come i luoghi turistici progettano lo spazio pubblico e le responsabilità collettive.
Capita spesso che colonne di fiori, aiuole, piccoli spazi verdi e anche animali diventino elementi simbolici dell’identità locale. Ma quando l’afflusso di visitatori cresce, la manutenzione non può rimanere affidata al caso: occorrono regole chiare, risorse e interlocutori identificabili. L’immagine delle caprette che lasciano Anacapri per essere accudite altrove mette in luce il gap tra immagine turistica e capacità amministrativa di prendersi cura di ciò che contribuisce a quella immagine.
Le soluzioni non sono esotiche. Ordinanze comunali più chiare sulla gestione degli animali e del paesaggio, convenzioni con associazioni di tutela, registri e identificazione degli animali, accordi con strutture rurali vicine per la custodia temporanea: sono strumenti praticabili e a breve termine. A medio termine serve pianificare il verde urbano con budget dedicati, prevedere servizi stagionali di manutenzione legati ai flussi turistici e sperimentare pratiche sostenibili come il pascolo controllato dove compatibile, valorizzando competenze agricole locali anziché spostare il problema altrove.
Il trasferimento ad Agropoli può essere letto come una buona soluzione individuale per quelle caprette. Ma per le comunità turistiche è un campanello d’allarme: non basta curare l’immagine, bisogna curare ciò che la produce. Le amministrazioni hanno strumenti, le associazioni risorse umane, i cittadini voglia di partecipare; manca spesso la messa in rete. Se il valore di un luogo si misura anche dalla capacità di tutelare il patrimonio vivente che lo caratterizza, allora è il momento di trasformare gesti di emergenza in politiche ordinarie.
