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Campania

Bambino investito sul Corso Garibaldi: basta attenuanti, il tratto è una bomba per i pedoni

L'investimento di un bambino sul Corso Garibaldi riapre il dossier sulla sicurezza pedonale: il luogo è già teatro di una tragedia. Residenti e comitati invocano misure urgenti e controlli efficaci.

Bambino investito sul Corso Garibaldi: basta attenuanti, il tratto è una bomba per i pedoni

Il 30 agosto 2026 un bambino è stato investito sul Corso Garibaldi, lo stesso tratto dove due sorelle ucraine persero la vita: l’episodio riapre l’allarme sulle carenze infrastrutturali per i pedoni.

Secondo le prime informazioni il piccolo è stato soccorso sul posto e trasferito in ospedale; le sue condizioni non sono ancora state ufficialmente comunicate dalle autorità sanitarie. Sul luogo sono intervenuti gli agenti della polizia municipale e la Questura, che hanno avviato gli accertamenti per ricostruire la dinamica e verificare eventuali responsabilità.

Più che la dinamica, però, a preoccuparsi sono i cittadini: corso Garibaldi è un’arteria che collega la stazione di Napoli Centrale al centro e mescola traffico veicolare, corse dei taxi, bus e lunghe ondate di pedoni. In quel tratto, lamentano commercianti e comitati di quartiere, mancano attraversamenti rialzati ben segnalati, isole di protezione e un sistema di rallentamento che impedisca il passaggio a velocità sostenuta proprio dove la gente attraversa ogni giorno.

La memoria della città torna alla tragedia che costò la vita a due sorelle ucraine: non è solo dolore personale, ma segnale di un rischio sistemico. Dopo quell’episodio furono promesse misure tampone, verifiche e studi di fattibilità; più volte però le richieste sono rimaste sulla carta o ristrette a interventi temporanei che non hanno modificato il comportamento degli automobilisti né la percezione di pericolo dei pedoni.

Quei segnali di allarme tornano oggi più forti. Le richieste che si rincorrono sono chiare: interventi strutturali per proteggere i pedoni (attraversamenti rialzati, restringimenti corsia, isole pedonali), dispositivi di monitoraggio della velocità e della viabilità, oltre a una programmazione dei cantieri e della segnaletica che tenga insieme traffico e sicurezza. Serve inoltre un piano di controllo più regolare, coordinato da Prefettura e Comune, per garantire che le misure non restino annunci e che i risultati siano misurabili nel tempo.

Non è solo una questione tecnica, ma di responsabilità pubblica: la città non può tollerare che un punto noto per la sua pericolosità resti scoperto. Le istituzioni sono chiamate a risposte tempestive e trasparenti; i cittadini, dal loro canto, chiedono di non aspettare un’altra tragedia per vedere attuate soluzioni concrete.

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