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Legge speciale per i Campi Flegrei: continuità sì, ma come si mette in piedi davvero?

Una legge speciale può dare stabilità al coordinamento anti-bradisismo, ma senza dettagli su ruoli, finanziamenti e controlli rischia di creare nuovi nodi burocratici. Occorre un assetto che garantisca continuità senza azzerare la responsabilità democratica.

Legge speciale per i Campi Flegrei: continuità sì, ma come si mette in piedi davvero?

Il sindaco Gaetano Manfredi chiede una legge speciale per i Campi Flegrei: l’obiettivo dichiarato è garantire continuità nella gestione del bradisismo e impedire salti e vuoti nelle responsabilità.

Detto così suona bene, e del resto chi vive a Pozzuoli, Bacoli, Monte di Procida o nei quartieri di Napoli più esposti non vuole sorprese. Ma sul piano operativo una legge che promette continuità deve tradursi in scelte concrete: organici dedicati e stabili per il monitoraggio, canali certi di finanziamento per strumenti e manutenzione, regole chiare su chi prende le decisioni tecniche quando i sensori segnalano anomalie. Senza queste voci di spesa e compiti, la continuità resta uno slogan utile alla campagna, ma fragile nella pratica quotidiana.

Sul piano istituzionale la questione è più delicata. La gestione del rischio bradisismico è multilivello: ci sono i Comuni, la Prefettura, la Protezione Civile nazionale e regionale, gli enti preposti al monitoraggio. Una legge speciale può semplificare i passaggi decisionali, ma rischia anche di concentrare poteri o di sovrapporsi alle competenze esistenti se non definisce un quadro di cooperazione rigido e trasparente. Serve un equilibrio: garanzie di continuità amministrativa e finanziaria senza cancellare il ruolo dei sindaci e senza creare una struttura che operi senza adeguati meccanismi di controllo e rendicontazione.

Per la popolazione la posta in gioco è pratica: piani di evacuazione aggiornati, comunicazione quotidiana e comprensibile, interventi preventivi su infrastrutture critiche. Anche qui la continuità significa che chi progetta, monitora e allerta deve essere sempre lo stesso team tecnico-politico, o almeno seguire regole che evitino improvvisi cambi di competenze. Se la legge speciale riuscisse a fissare responsabilità precise nei momenti non emergenziali — manutenzione reti, esercizi di protezione civile, piani di informazione pubblica — allora porterebbe un valore reale.

In soldoni: l’idea di Manfredi può essere il collaudo normativo di lacune che da anni la cittadinanza denuncia, ma perché non resti solo una promessa servono tre cose nel testo di legge: chiarezza sui ruoli, stabilità delle risorse e trasparenza nei controlli. Senza questi punti, la cosiddetta continuità rischia di trasformarsi in un nuovo groviglio amministrativo. Per i flegrei, e per chi ci vive, la sfida è costruire subito un dispositivo che funzioni anche quando i riflettori si spengono.

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