Un bambino investito ieri sul Corso Garibaldi riaccende l’allarme: la stessa strada dove, anni fa, due sorelle ucraine persero la vita rimane una ferita aperta nella città.
Corso Garibaldi non è un luogo qualsiasi: arteria che collega la stazione centrale al tessuto urbano, è attraversata quotidianamente da pedoni, lavoratori, studenti e mezzi pubblici. L’incidente ha messo in luce quello che i residenti sussurrano da tempo: punti con scarsa visibilità, attraversamenti disallineati e velocità non rispettata trasformano tratti urbani in zone a rischio.
La proposta concreta deve partire da una mappatura trasparente dei punti neri. Non serve un elenco emotivo ma una fotografia tecnica: dove gli attraversamenti mancano di segnaletica luminosa, dove i marciapiedi si restringono, dove gli incroci creano angoli ciechi. Su quella base si possono applicare rimedi chiari e misurabili — attraversamenti rialzati e luminosi, semafori a chiamata vicino a scuole e mercati, dossi o restringimenti mirati per rallentare il traffico, implementazione di autovelox mobili e telecamere intelligenti nelle tratte più critiche — insieme a interventi di illuminazione e rifacimento della segnaletica orizzontale.
Le risposte vanno distinte in tempi: misure urgenti e visibili — segnaletica temporanea, pattugliamenti potenziati della Polizia Municipale, piani di deviazione o limitazione della velocità nelle ore di punta — e progetti di medio-lungo termine che richiedono progettazione tecnica e fondi, dalla riprogettazione degli incroci alla pedonalizzazione selettiva. Qui entra in gioco la responsabilità dell’amministrazione comunale, in coordinamento con Prefettura e Questura, per trasformare una mappatura in cantieri e controlli permanenti, non in annunci episodici.
Se c’è una lezione che arriva dalla drammaticità di fatti già noti, è che la prevenzione non può essere frammentaria: i cittadini vogliono numeri, mappe pubbliche e scadenze. Serve un cronoprogramma che indichi interventi, responsabili e risorse. E serve il coinvolgimento delle scuole, delle associazioni di quartiere e dei commercianti: chi vive la strada può aiutare a definire priorità utili e sostenibili. Napoli non ha bisogno di slogan, ma di marciapiedi rifatti, attraversamenti intelligenti e controlli che funzionino: finché i progetti rimangono sulla carta, le strade continueranno a essere una roulette russa per i più fragili.
