Il ministro dell’Interno ha aperto alla possibilità di una legge speciale per i Campi Flegrei: una notizia che ha subito acceso l’allarme nelle stanze dei Comuni dell’area metropolitana di Napoli. I primi cittadini, riuniti nelle ultime ore davanti alla Prefettura, chiedono che il testo non resti un esercizio di comunicazione, ma diventi uno strumento chiaro e operativo.
La protesta davanti alla Prefettura, segnata da tensione e preoccupazione, ha registrato anche alcuni malori tra i manifestanti: episodi che riportano all’attualità la delicatezza del tema e la necessità di procedure certe per la gestione delle emergenze. Sul banco degli imputati non c’è solo la spettro del rischio bradisismico, ma la possibile disorganizzazione delle azioni sul territorio se non saranno specificate competenze e risorse.
I sindaci hanno esplicitato richieste concrete: migliorare il decreto, chiarire la ripartizione dei poteri fra Stato e Comuni e garantire fondi e mezzi per l’attuazione delle misure. Non tutte queste richieste sono ancora tradotte in emendamenti ufficiali, ma il tono è univoco: senza correzioni sostanziali, il conflitto istituzionale può tradursi in ritardi nei piani di evacuazione, nella gestione dei rifiuti in emergenza e nella protezione dei cittadini più vulnerabili.
Il rischio è pratico, non retorico. Napoli e la sua area metropolitana vivono quotidianamente grandi flussi di persone legati a lavoro, scuola, trasporti e eventi sportivi: una partita con capienza piena o un concerto possono diventare casi di studio sul campo se le autorità locali e centrali non parlano la stessa lingua operativa. La confusione sui ruoli comprometterebbe non solo la risposta tecnica, ma anche il coordinamento della viabilità, dei mezzi di soccorso e delle comunicazioni alla popolazione.
Serve dunque una norma che sia uno strumento di governance, non un alibi per sovrapposizioni. Se il ministero intende proseguire, il percorso deve includere tabelle di marcia, stanziamenti certi e la partecipazione dei Comuni alla scrittura delle procedure. Senza questi elementi, il rischio denunciato dai sindaci — e visto in piazza con la tensione e i malori — non rimarrà una possibile conseguenza ma potrebbe diventare realtà: non solo uno scontro istituzionale, ma disagi tangibili per chi abita e lavora sui Campi Flegrei.
