Spionaggio patrimoniale in banca: ex dipendente di Intesa Sanpaolo avrebbe spiato 3.572 conti, tra cui quelli di Mattarella e Meloni
Un ex dipendente di Intesa Sanpaolo è al centro di un’indagine sulla privacy e la sicurezza finanziaria dei clienti: secondo quanto ricostruito dalla Procura di Bari, nel periodo 2020-2024 sarebbe stato protagonista di accessi abusivi, occultati e ripetuti, ai danni di 3.572 profili di clienti della banca, tra cui personalità di rilievo istituzionale come Sergio Mattarella, Giorgia Meloni, Ignazio La Russa e Guido Crosetto. L’indagine è stata chiusa in via preliminare, con nove profili pubblici e privati al centro di un quadro che gli inquirenti descrivono come “natura compulsiva” e “reiterata” di intrusioni.
L’uomo, un 54enne di Bitonto, era impiegato presso la sede Agribusiness di Bisceglie e, secondo l’assetto investigativo, avrebbe iniziato il monitoraggio a partire dal gennaio 2020 per proseguire in modo costante fino alla fine di aprile 2024. L’ipotesi è che l’accesso agli archivi contasse su credenziali proprie, sfruttando una rete di consultazioni che ha suscitato una forte preoccupazione per la tutela della riservatezza individuale e della sicurezza istituzionale. La Procura sottolinea come tali intrusioni abbiano richiamato l’attenzione dei vertici nazionali, al punto da coinvolgere la Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo per confermare l’esigenza di contenere un fenomeno di ampia portata.
Non è stato un caso isolato: oltre al principale indagato, la Procura di Bari ha iscritto nel registro altre sette persone, dipendenti della stessa banca, con condotte analoghe ma valutate “di minore offensività, frequenza ed entità” rispetto al caso principale. Le posizioni di questi ulteriori indagati sono state stralciate e affidate alle procure competenti sul territorio; l’insieme sarebbe tuttavia indicativo di una vulnerabilità interna al sistema di protezione dei dati della banca, e non di un fatto circoscritto a un singolo dipendente.
La banca e la Procura hanno però avuto un epilogo diverso per Intesa Sanpaolo: l’indagine che originariamente coinvolgeva l’istituto come responsabile amministrativo è stata archiviata con decreto del 10 giugno, dopo che gli investigatori hanno accertato l’assenza di un interesse o vantaggio della Banca nell’illecito. L’istituto ha anche ricordato di aver agito tempestivamente: licenziamento dell’indagato l’8 agosto 2024 e denuncia immediata, oltre a una serie di misure di sicurezza implementate per tutelare i dati della clientela, tra cui il cosiddetto Programma Nemo. Secondo la nota ufficiale della banca, l’ipotesi di una “colpa di organizzazione” non è configurabile: l’autore del reato avrebbe agito nell’interesse proprio o di terzi, sorpassando i protocolli interni e mettendo a rischio la fiducia ripetutamente ripetuta dall’ente.
L’indagine, spiegano i magistrati, non riguarda solo una vicenda isolata ma un tentativo diffuso di dossiers e monitoraggi che hanno avuto riflessi nazionali. Il quadro è stato definito come una minaccia reale alla privacy dei clienti e, più in generale, all’integrità delle procedure di tutela dei dati sensibili in ambito finanziario. In questa cornice, gli inquirenti hanno evidenziato la necessità di una risposta ferma e coordinata tra forze dell’ordine, procure e istituzioni di vigilanza per prevenire episodi simili in futuro.
Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, l’indagine resta focalizzata sui criteri di attribuzione delle responsabilità e sulle pieghe investigative ancora da chiarire, con particolare attenzione alle modalità di accesso alle banche dati interne e agli strumenti di controllo che, pur in presenza di salvaguardie, avrebbero potuto essere aggirati. Pur non essendoci al momento accuse definitive verso altri soggetti, la vicenda mette in evidenza una frontiera delicata tra controllo legittimo e intrusione illegale, e invita a una riflessione strutturale sui meccanismi di protezione dei dati in un mondo sempre più connesso.
