Roma, 15 settembre 2026 – I legali di Sigfrido Ranucci hanno depositato al Tribunale di Roma, Sezione Lavoro, un ricorso d’urgenza per reintegrare l’autore e conduttore di Report, licenziato dalla Rai con un provvedimento comunicato il 28 agosto scorso. L’azione mira a ottenere la revoca del provvedimento e la immediata reintegrazione nelle funzioni di autore e conduttore del principale programma d’inchiesta del servizio pubblico.
Nel testo dell’istanza non si chiede al giudice di pronunciarsi sulle scelte editoriali della Rai, ma di verificare la legittimità della rimozione basata su formule generiche, prive a loro avviso di riferimenti concreti. A supporto della richiesta viene richiamata la descrizione dettagliata dall’avvocato di Ranucci: la difesa sostiene che “non si chiede al Giudice di entrare nelle scelte editoriali della Rai. Si chiede di verificare se sia legittimo rimuovere l’autore e conduttore del principale programma d’inchiesta del servizio pubblico sulla base di formule generiche, senza indicare un solo fatto concreto a suo carico, dopo settimane di pubbliche pressioni politiche dirette esattamente a ottenere quella rimozione”, come spiegato da Roberto De Vita.
La domanda cautelare è stata presentata tenendo presenti due scadenze considerate imminenti: il 27 settembre, data entro cui Ranucci dovrebbe scegliere una delle tre posizioni professionali proposte dalla Rai, e l’8 novembre, in corrispondenza dell’avvio della nuova stagione di Report. La complessità della situazione ha portato i legali a sottolineare che l’oggetto dell’azione è mirato a ristabilire la funzione professionale del giornalista all’interno della realtà televisiva pubblica, senza anteporre valutazioni su meriti morali o accertamenti giudiziari pendenti.
La difesa è coordinata da Roberto De Vita e vede la partecipazione dei giuslavoristi Franco Focareta, Franco Scarpelli e Stefano Rossi, tutti affiliati allo studio Devitalaw. Secondo il ricorso, l’assenza di fatti concreti o di documentazione a sostegno di espressioni quali “obiettiva situazione di incompatibilità”, “continue pressioni” e “percezioni di opacità, commistione e interferenze” indebolirebbe la legittimità della rimozione.
Non mancano comunque elementi di analisi processuale. Parallelamente agli elementi giuridici, il rappresentante della difesa richiama l’importanza di distinguere tra valutazioni editoriali e responsabilità concrete likely attribuibili solo a seguito di accertamenti ufficiali. In questo senso, il ricorso insiste sulla necessità di un colloquio tra le parti volto a chiarire le condizioni poste a fondamento dell’intervento e sulle potenziali ripercussioni sul lavoro giornalistico d’inchiesta all’interno della Rai.
Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, la vicenda riflette una tensione tra l’esercizio dell’autorità editoriale di un’istituzione pubblica e la libertà di inchiesta affidata a una troupe e a una guida di approfondimento riconosciuta dal pubblico. Da qui nasce la domanda su quali margini abbiano le decisioni di riassetto interno, quanto possano incidere sulle dinamiche interne alle redazioni e quali siano le prospettive per la stagione che sta per iniziare.
Fino a questo momento non vengono avanzate accuse di responsabilità penale; si parla piuttosto di un contesto decisionale da verificare in sede giudiziaria. L’esito del ricorso resta incerto, ma la vicenda mantiene alta l’attenzione sul delicato equilibrio tra controllo pubblico, autonomia informativa e procedimenti interni alle emittenti italiane, con il calendario delle prossime settimane destinato a fornire riscontri concreti sui passi futuri.
