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Pedinamento e aggressione: appello conferma ergastolo per l’ex compagno di Anna Scala

Pedinamento e aggressione: appello conferma ergastolo per l’ex compagno di Anna Scala

Ergastolo confermato: una sentenza che chiude la stagione della violenza a Piano di Sorrento

Napoli, 2026. La Corte d’Appello di Napoli, terza sezione, ha confermato integralmente l’ergastolo inflitto in primo grado a Salvatore Ferraiuolo, l’ex compagno di Anna Scala, assassinata il 17 agosto 2023 a Piano di Sorrento. La decisione arriva dopo un iter giudiziario segnato dall’accusa di omicidio premeditato e dall’escalation di violenza che aveva già portato alla condanna in primo grado. Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, la corte ha respinto le argomentazioni della difesa e accolto la linea della Procura generale.

La dinamica del delitto è al centro della ricostruzione accusatoria: Ferraiuolo, 58 anni all’epoca dei fatti, avrebbe atteso Anna Scala sotto casa per oltre un’ora, quindi la avrebbe aggredita alle spalle in un garage privato isolato, infliggendo oltre 17 coltellate. Dopo l’atto criminale, l’uomo avrebbe tentato di occultare il cadavere nel bagagliaio della Citroen C3 bianca della vittima, per poi fuggire via scooter. I vicini hanno dato l’allarme; i Carabinieri lo hanno rintracciato poche ore dopo, poco distante dal luogo dell’omicidio, quando ha confessato il delitto.

Una relazione finita nella violenza è al cuore del caso. Anna Scala, estetista di Vico Equense, madre e nonna di due nipoti, aveva interrotto la relazione con Ferraiuolo circa un anno prima dell’omicidio a causa della condotta violenta dell’uomo, inclusa un’aggressione a casa di un’amica che le provocò escoriazioni e la frattura di alcuni denti. Dopo aver trovato rifugio dalla madre, la vittima avrebbe continuato a subire persecuzioni. Il 24 luglio 2023 Ferraiuolo la raggiunse in uno stabilimento balneare di San Montano, la aggredì pubblicamente e le tagliò le ruote dell’auto; lei denunciò l’accaduto ai carabinieri di Massa Lubrense, ma lui la minacciò di morte chiedendole di ritirare la querela. Nonostante le denunce, la violenza non si fermò: meno di un mese dopo la tragedia.

La sentenza di primo grado, pronunciata il 10 giugno 2025 dalle aule della Corte di Assise di Napoli, aveva già riconosciuto l’ergastolo e le aggravanti, tra cui quella della crudeltà. Ferraiuolo aveva modificato più volte la sua versione durante il dibattimento. In Appello, la difesa ha tentato di ribaltare l’impianto accusatorio puntando sulla confessione dell’imputato, affermando che l’omicidio sarebbe maturato in seguito a una lite improvvisa provocata da offese. Ma la Procura generale di Napoli, rappresentata dal sostituto pg Carmine Esposito, ha mantenuto la linea accusatoria e i giudici hanno ritenuto comprovata la premeditazione, confermando la versione emersa dalle indagini dei Carabinieri della Compagnia di Sorrento.

Alla lettura della sentenza d’Appello era presente anche la famiglia della vittima. Maria Svato, figlia di Anna Scala, ha assistito all’esito ma ha preferito non commentare; l’avvocato della parte civile, Salvatore Esposito, ha espresso soddisfazione: «Questa è la condanna della giustizia terrena, nulla mi potrà restituire mia madre, ma lui ha avuto la condanna che merita ed è giusto che paghi». Il Comune di Piano di Sorrento si è costituito parte civile nel processo, come indicato nel corso delle tappe d’aula.

La conferma dell’ergastolo arriva quindi in un contesto in cui la magistratura ha insistito sulla distinzione tra indagini e responsabilità, senza indulgere in extrapolazioni. La difesa resta vincolata all’interpretazione di quanto emerge dai registri processuali, ma la linea adottata in Appello non ha trovato terreno fertile: la ricostruzione dei fatti, basata sulle indagini dei carabinieri, è stata ritenuta credibile e in linea con le prove raccolte.

La vicenda, oltre a segnare una dolorosa pagina privata per la famiglia Scala, rilancia il tema della violenza domestica e della necessità di misure efficaci per proteggere chi rompe con un partner violento. In attesa di eventuali sviluppi o ricorsi, la sentenza conferma che, per una madre e nonna come Anna Scala, la giustizia può arrivare, ma non può restituire ciò che è stato perso. L’analisi del caso resta, ora, nel contesto dell’azione delle autorità per prevenire simili tragedie in Campania e nel resto d’Italia.

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