Più risorse per gli sfollati di Pozzuoli sono una buona notizia, ma senza scadenze e controlli rischiano di restare promesse sulla carta.
Il recente accordo in Consiglio regionale che prevede l’aumento dei fondi per chi ha dovuto lasciare casa a Pozzuoli è il riconoscimento politico di un problema reale: decine di famiglie attendono soluzioni abitative e assistenza immediata. La cifra stanziata non dice però come e quando gli interventi saranno erogati né chi farà cosa sul territorio tra Regione, Comune di Pozzuoli e Prefettura di Napoli.
Aumentare il budget è condizione necessaria, non sufficiente. Se le misure non si traducono in un cronoprogramma con tappe precise, si rischia di protrarre lo stato di incertezza che pesa sulle persone più fragili. Servono criteri trasparenti per la priorità nell’accesso agli alloggi temporanei e agli aiuti: nuclei con minori, anziani, disabilità e chi non ha reti familiari non possono restare su una lista senza prospettive.
Allo stesso modo, è imprescindibile un sistema di controllo pubblico sulla spesa. Una cabina di regia condivisa – con Regione, Comune, Prefettura, rappresentanti del terzo settore e delegati delle famiglie interessate – dovrebbe definire tempi, responsabilità e modalità di rendicontazione. Ogni convenzione, bando o affidamento deve essere accompagnato da pubblicità degli atti e da scadenze verificabili: senza trasparenza, anche risorse adeguate possono alimentare inefficienze o sospetti, complicando ulteriormente la vita degli sfollati.
Infine, la politica locale e regionale deve mettere da parte il gioco delle parti. L’aumento dei fondi non può servire solo per la campagna comunicativa di turno: servono impegni vincolanti e verificabili. Le istituzioni devono dimostrare che il denaro arriverà concretamente in azioni di ricollocazione e assistenza a breve termine, non si disperderà in procedure indefinite. Se la città e la sua area metropolitana vogliono uscire dal rancore quotidiano, ci vogliono risposte chiare e tempi certi: è la condizione minima per restituire dignità a chi ha perso la propria casa e per sperare che i soldi pubblici producano davvero il bene che intendono finanziare.