La riforma penale che allarga le possibilità di misure alternative per i tossicodipendenti rischia di trasformare le abitazioni in nuove piazze di reclutamento per le mafie locali. Lo ha ricordato con nettezza il procuratore Gratteri: il punto non è contrapporre carcere e salute, ma evitare che la soluzione terapeutica diventi involontariamente un’opportunità per gruppi criminali organizzati.
Il nodo vero è pratico. Mettere una persona con problemi di dipendenza agli arresti domiciliari senza un percorso sociosanitario strutturato significa consegnarla a un ambiente che può essere ostile o controllato. Quando manca un progetto terapeutico collegato, visite cliniche regolari, controlli sociali e un’effettiva rete di supporto, la libertà apparente può coincidere con isolamento, ricatto e dipendenza economica da chi già esercita potere nel territorio.
A Napoli e nella sua area metropolitana la questione assume contorni concreti: densità abitativa, marginalità sociale e imprese criminali radicate rendono più fragile la scelta del domicilio come luogo di cura. Non è un’accusa alla città, ma un invito alla prudenza: le misure alternative vanno calibrate sul contesto, con georeferenziazioni che tengano conto di rischi reali e non solo di principi astratti.
Quali correttivi servono? Innanzitutto l’integrazione obbligatoria tra magistratura, forze dell’ordine, servizi sanitari e servizi sociali del Comune. I domiciliari per motivi di cura devono essere accompagnati da piani individuali certificati dall’ASL, visite periodiche obbligatorie in strutture pubbliche o convenzionate, obblighi di permanenza e divieti di contatto con soggetti segnalati per reati associativi quando necessario. Dove il rischio è elevato, la soluzione più sicura resta la presa in carico in strutture residenziali terapeutiche protette, non la libertà vigilata senza tutele.
Infine serve trasparenza e controllo giudiziario più stringente: la concessione dei domiciliari non può essere un atto amministrativo slegato da verifiche successive. Valutazioni di rischio aggiornate, coordinamento territoriale e il potere di revoca immediata quando emergono elementi di sfruttamento sono strumenti indispensabili. La riforma può essere un passo avanti solo se costruita per difendere cittadini e riabilitare, non per offrire nuovi spazi di espansione alle organizzazioni criminali.