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Antitrust boccia EAV: la Circumvesuviana non può più essere l’alibi di nessuno

La sentenza dell'Antitrust sulla gestione EAV scolpisce in nero le carenze di governance e servizio: serve una svolta concreta, rapida e trasparente per restituire affidabilità alla Circumvesuviana.

Di Nina Chirico22 Agosto 2026 - 13:443 minuti fa 2 min di lettura
Antitrust boccia EAV: la Circumvesuviana non può più essere l’alibi di nessuno

L’Autorità garante della concorrenza ha appena messo nero su bianco quello che molti pendolari sentono da tempo: in undici anni la gestione di EAV guidata da De Gregorio è risultata inadeguata. Non è una questione di schieramenti, è una fotografia chiara delle responsabilità collettive nella gestione di un servizio pubblico che attraversa la vita quotidiana della città.

Non basta registrare il verdetto: bisogna tradurlo in decisioni. La prima responsabilità è manageriale, ma non può rimanere confinata al tavolo di una direttrice o di un consiglio d’amministrazione. Regione, Comune e prefettura — soggetti che nel tempo hanno avuto ruoli diversi ma incisivi — devono offrire trasparenza sulle azioni di controllo esercitate. I cittadini non chiedono vendette, ma risposte su come si intende risanare una rete strategica che, tra napoletani e pendolari dell’area metropolitana, muove decine di migliaia di persone ogni giorno.

Quali mosse concrete? Innanzitutto un piano di emergenza operativo: audit indipendenti sulle manutenzioni dei convogli e delle infrastrutture, un cronoprogramma pubblico per il rinnovo dei materiali rotabili e la messa in sicurezza delle stazioni più critiche. Sul piano gestionale serve separare la dimensione politica da quella tecnica: bandi di selezione pubblici per ruoli manageriali, commissioni di valutazione con esperti senza conflitti d’interesse e contratti di performance chiari con indicatori misurabili per puntualità, sicurezza e qualità del servizio.

Non meno importante è la governance della vigilanza. L’Antitrust ha segnalato criticità nella governance: la risposta non può essere un rimpasto simbolico. Serve un organo di controllo indipendente, con accesso ai dati operativi e poteri di ingerenza vincolanti in caso di non rispetto degli standard. Parallelamente va rilanciata l’integrazione tariffaria e informativa con gli altri operatori metropolitani — perché un biglietto e un’informazione in tempo reale riducono il disagio quotidiano e la percezione d’abbandono.

Infine, una proposta politica ma concreta: aprire, con tempi e modalità trasparenti, la valutazione di modelli alternativi di gestione che garantiscano concorrenza regolata e controllo pubblico, senza tabù ideologici ma con la sola bussola dell’efficienza e del servizio al cittadino. Napoli ha bisogno di reti affidabili, non di alibi. L’Antitrust ha acceso una luce scomoda; tocca ora alle istituzioni e ai manager trasformarla in un percorso netto di riforma, capace di restituire ai pendolari un trasporto degno e sicuro.