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Tonno, non squalo: come Napoli può trasformare il panico in comunicazione efficace

Un episodio di panico in mare — un bagnante convinto di essere inseguito da uno squalo che poi si rivela un tonno gigante — contiene la lezione: una risposta rapida, coordinata e chiara può evitare danni d'immagine e tutelare chi pratica sport in acqua.

Di Nina Chirico22 Agosto 2026 - 09:047 minuti fa 2 min di lettura
Tonno, non squalo: come Napoli può trasformare il panico in comunicazione efficace

Un bagnante ha creduto di essere inseguito da uno squalo; era un tonno gigante: dal panico al sollievo in pochi minuti, ma la scena è un campanello d’allarme per la gestione della comunicazione sulla costa partenopea.

La notizia — ampia eco su siti regionali e social — ha messo in luce due fragilità: la velocità con cui si diffonde l’allarme e la lentezza relativo alle informazioni ufficiali. Napoli vive di mare, turismo e sport acquatici: nuotatori in acque libere, triathleti e scuole di vela hanno bisogno di certezze pratiche, non di titoli che alimentano paure. Per questo è ora di mettere a punto procedure che rassicurino senza minimizzare.

Prima regola: le prime informazioni devono arrivare da chi istituzionalmente ha competenza — Capitaneria di porto, Comune, servizio di salvataggio e, se necessario, Asl e Protezione civile. Un sopralluogo rapido, verifiche visive o con droni se disponibili e un bollettino sintetico, pubblicato su canali istituzionali e affisso negli stabilimenti, riducono il rimbalzo delle voci. La georeferenziazione precisa evita che l’allarme si allarghi ingiustificato ad altri tratti di costa.

Seconda regola: messaggi chiari e ripetibili. Individuare poche frasi standard da usare subito — specie identificata, rischio reale per i bagnanti, comportamenti raccomandati (uscire dall’acqua con calma se richiesto, evitare tuffi isolati), contatti utili — impedisce interpretazioni sensazionalistiche. Questi messaggi devono essere comprensibili anche per i turisti stranieri e affissi nei punti di maggiore affluenza.

Terza regola pratica, rivolta agli sportivi: le società di nuoto e i gruppi di allenamento in acque libere stipulino accordi con la Capitaneria e i bagnini per l’uso di imbarcazioni d’appoggio, canali radio e procedure di emergenza. Registrare le uscite e inviare un breve avviso prima delle sessioni crea una rete di sicurezza che tutela atleti e cittadini.

Infine i media e gli operatori turistici: titoli misurati, citazione delle autorità e contestualizzazione scientifica della presenza di grandi specie marine sono necessari per non danneggiare l’immagine della città. Napoli non deve scegliere tra il mare e la sua reputazione: bastano protocolli condivisi, prontezza sul posto e comunicazione sobria per trasformare un episodio di panico in una buona pratica che protegge sport, lavoro e accoglienza.