Il crollo del muro esterno di Castel Sant’Elmo e la riapertura con un percorso alternativo mettono in chiaro un rischio: il degrado dei monumenti può favorire comportamenti illeciti se non è accompagnato da un presidio costante.
La fessura aperta dalle transenne e dai cantieri non è solo un problema estetico o di viabilità: crea “zone grigie” — aree con minore visibilità, accessi provvisori e percorsi deviati — dove la sorveglianza formale è più difficile. A Napoli, città con flussi turistici e giorni di grande afflusso legati agli eventi sportivi, questi vuoti di controllo si sommano a momenti in cui la folla facilita furti, accattonaggio aggressivo o piccoli episodi di vandalismo.
Non è una lettura catastrofista: è il quadro che emerge quando si pensa il patrimonio non come un isolato monumento da restaurare, ma come parte della rete urbana. Recenti riflessioni sul ruolo dei cosiddetti “custodi” della memoria urbana sottolineano come presidi informali — residenti attivi, associazioni di quartiere, guide locali — possano svolgere una funzione di deterrente e di sorveglianza civica, oltre a segnalare tempestivamente criticità alle istituzioni.
Il punto politico e operativo riguarda la governance. La tutela dei beni culturali passa oggi da interventi tecnici (messa in sicurezza, illuminazione, telecamere pubbliche secondo le norme sulla privacy) ma anche da piani di gestione condivisi: Comune, Prefettura e Questura devono valutare orari e percorsi alternativi durante i cantieri, coordinare presidi di polizia e stewarting nelle giornate di partita, e inserire i siti storici nei piani di videosorveglianza urbana con regole chiare sul trattamento dei dati.
Allo stesso tempo, gli strumenti non devono sfociare in militarizzazione degli spazi né in sorveglianze improvvisate. La proposta di valore è il monitoraggio partecipato: formazione dei “custodi” locali per la segnalazione sicura di danni o comportamenti illeciti, app comunali per la raccolta di segnalazioni georeferenziate, convenzioni tra Comune e società sportive per la gestione degli afflussi nei giorni di gara. Proteggere le pietre significa proteggere chi le attraversa: concertare manutenzione, presidio e responsabilità civica è l’antidoto più concreto al rischio che il degrado diventi una bolla di impunità.