Napoli mette al centro la rigenerazione industriale come nuova stella polare del piano urbanistico. L’incontro di Palazzo San Giacomo ha inaugurato una diversa cornice di ragionamento sul ruolo degli spazi dismessi, non più solo come vuoti da bonificare, ma come potenziali motori di sviluppo in collegamento con la ricerca e con nuove forme di occupazione qualificata.
Alla tavola rotonda hanno preso parte la vicesindaca e assessora all’Urbanistica, Laura Lieto, insieme ai segretari generali di Cgil Napoli e Campania, Nicola Ricci, Cisl Napoli, Melicia Comberiati, e Uil Napoli e Campania, Giovanni Sgambati. L’ordine del giorno non è stato un semplice aggiornamento di stato: è apparso come una cornice di impegni per definire le linee guida del nuovo Piano urbanistico comunale (Puc) e per favorire una visione di lungo periodo che unisca lavoro, innovazione e coesione sociale.
Il tema centrale è stato quello della deindustrializzazione, cresciuta nel corso degli anni ’90 e ai primi anni 2000, e delle ricadute sul territorio: spazi produttivi lasciati a vuoto, spesso anche da bonificare. Per le sigle sindacali, quegli immobili non sono solamente residui del passato, ma aree potenzialmente strategiche per un rilancio della manifattura, della logistica e della ricerca applicata, utili a creare nuove opportunità occupazionali stabili e di qualità. In questa cornice si inquadra l’attenzione a Napoli Est, indicata come uno dei centri nevralgici su cui concentrare investimenti e sperimentazione.
Napoli Est è stata descritta come il “luogo simbolo” di questo possibile reinsediamento industriale, ma a condizione che la dinamica si costruisca collegando le energie presenti nel territorio alle istituzioni pubbliche e ai poli universitari. L’idea è quella di rompere i silenzi tipici di una rigenerazione isolata, aprendo le porte a un continuo interscambio di conoscenze e competenze tra aziende, centri di ricerca e studenti. In quest’ottica, i sindacati hanno sottolineato la necessità di rilanciare il protocollo sulle trasformazioni digitali della città, affinché l’evoluzione delle infrastrutture tecnologiche risponda alle esigenze sociali e produttive.
La discussione non si è limitata agli elementi puramente urbanistici. Per i rappresentanti dei lavoratori, lo sviluppo non può procedere a scapito di altri settori economici già in crescita, come il turismo, che pure sta assumendo un ruolo sempre più rilevante nel tessuto economico cittadino. L’obiettivo dichiarato è rendere Napoli attraente non solo per imprese, ma anche per laureati e giovani in cerca di opportunità: occorre coniugare manifattura, ricerca, formazione e servizi in un modello di sviluppo equilibrato. Il nuovo Puc dovrà tradurre questa visione in scelte concrete su spazi disponibili, infrastrutture e funzioni da assegnare alle diverse zone della città.
Nel corso dell’incontro è stata ribadita la necessità di un dialogo continuo con le parti sociali. Secondo quanto riportato da cronachedellacampania.it, l’Amministrazione Manfredi privilegia una linea di cooperazione con i sindacati per costruire una cornice di opportunità concrete sul lavoro, integrando la politica urbanistica degli spazi e delle infrastrutture ai fini di una trasformazione digitale che produca valore per l’intero territorio. A questo proposito, l’assessore alla Transizione digitale, Valerio Di Pietro, ha indicato come positiva la prospettiva di rilanciare il protocollo dedicato alle trasformazioni digitali, sottolineando che connettività e infrastrutture tecnologiche sono elementi essenziali per attrarre investimenti, stimolare innovazione e creare occupazione qualificata.
Il percorso partecipativo prosegue: dopo gli incontri già svolti all’Albergo dei Poveri e a San Giovanni a Teduccio, si terrà un nuovo appuntamento tra amministrazione e sindacati prima che il progetto passi al Consiglio comunale. L’obiettivo è offrire ai residenti una Puc capace di guidare una trasformazione che non sia solo urbanistica, ma anche sociale ed economica, in grado di integrare habitat, imprese e reti della conoscenza. In questo orizzonte, la concertazione tra pubblico, sindacato e territorio resta la bussola per una Napoli meno vincolata dal passato e più proiettata verso una manifattura moderna e inclusiva.
