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Clan Moccia, dopo la condanna: 13 arresti in carcere e nuove basi logistiche tra Venafro, Isernia e Roccaraso

Clan Moccia, dopo la condanna: 13 arresti in carcere e nuove basi logistiche tra Venafro, Isernia e Roccaraso

Napoli – Una sentenza di condanna, arrivata il 23 ottobre 2026, ha riacceso i riflettori sulla capacità operativa del clan Moccia, ancora in grado di riattivare una macchina criminale che sembrava rallentata dalla scarcerazione tecnica. La vicenda riguarda un’organizzazione importata tra Campania, Basso Lazio, Puglia e/o Nord Italia, capace di coniugare violenza tradizionale e pratiche finanziarie illecite, tra cui usura e riciclaggio, funzionali a pilotare appalti e flussi di denaro.

Il provvedimento cautelare emesso dalla Settima Sezione Penale del Tribunale di Napoli, presieduta dalla dott.ssa Stefania Amodeo, è datato 27 ottobre 2026 e dispone misure di custodia in carcere per diversi indagati, con una posizione che, in un caso, prevede gli arresti domiciliari. Il fascicolo nasce dalle ceneri di un’ordinanza precedente, la n. 135/2022 del 9 aprile 2022, dichiarata perenta per decorrenza dei termini. Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, l’obiettivo dell’azione è ricostruire la rete criminale ancora apparentemente in esercizio nonostante i lunghi mesi di sorveglianza.

La ricostruzione fornita dagli inquirenti, supportata dai sigilli della Guardia di Finanza e dei Carabinieri, dipinge una diaspora strategica mirata a creare basi logistiche stabili in aree montane e contigue, ben collegate tra loro e con Afragola. Venafro, Isernia, Roccaraso e Ateleta diventano così nuove piazze di riferimento per mantenere contatti stretti tra vertici e staff, con l’obiettivo di riattivare la filiera del denaro, delle estorsioni e dei crediti usurari, il tutto secondo una logica di continuità del potere criminale.

Al centro della nuova inchiesta emergono elementi concreti: pizzini e contabilità clandestine annotati su biglietti, nonché assegni in bianco che testimoniano la gestione di credito abusivo. In particolare, sono emersi due titoli Monte dei Paschi di Siena (filiale di Frattamaggiore) per un importo complessivo di 150.000 euro, firmati con grafia illeggibile, insieme ad un assegno in bianco emesso dalla filiale romana del Banco di Napoli, privo di indicazioni sull’importo. Per i giudici, questa combinazione di strumenti finanziari senza tracciabilità costituisce prova di una rete di usura e di prestiti a tasso usurario gestita direttamente dai vertici del clan anche durante il periodo di sorveglianza.

Una parte consistente dell’indagine riguarda i meccanismi di elusione delle intercettazioni: riunioni all’aperto in cortili o davanti alle abitazioni, incontri tra esponenti del sodalizio per discutere fuori dagli ambienti protetti e, talvolta, l’uso di auto “pulite” per depistare eventuali pedinamenti elettronici. Il 14 luglio 2026, per esempio, Marco Tremante, considerato uomo di fiducia del clan, è stato visto sostituire una Mazda con una Renault Clio per ridurre la possibilità di intercettazioni. Il 17 maggio 2026, invece, Di Sarno avrebbe consegnato a Credendino un plico giallo, subito riconsegnato ai vertici di Afragola, un gesto emblematico della contabilità criminale collegata a una holding di aziende (IPL, Tecnoholding, Ecotekno, Soloil) che opererebbero nel riciclo di denaro e nell’assegnazione di appalti.

La difesa ha invocato decorrenza di termini e attenuazione delle misure cautelari, ma l’ordinanza richiama una giurisprudenza di legittimità molto severa: la pronuncia di condanna per reati di tipo associativo mafioso comporta una presunzione assoluta di pericolosità, che può essere superata solo se l’indagato dimostra di aver reciso radicalmente i legami con l’organizzazione. Nel caso Moccia, però, i giudici rilevano che i vincoli non erano stati recisi: la rete di incontri e di supporti logistici rimane attiva, e la possibilità di latitanza resta concreta.

L’elenco degli arrestati, formalizzato dall’ordinanza del 27 ottobre 2026, comprende: Credendino Pasquale (Afragola, 63 anni), Damiano Francesco (Afgargola, 65), Di Sarno Francesco (Napoli, 55), Favella Francesco (Afragola, 63), Iazzetta Filippo (Afragola, 67), Malinconico Massimo (Napoli, 43), Moccia Angelo (Afragola, 69), Moccia Antonio (Afragola, 62), Moccia Gennaro di Angelo (Napoli, 39), Moccia Luigi (Napoli, 70), Nobile Antonio (Afragola, 67), Piscopo Angelo (Acerra, 43) e Rubiconti Gennaro (Afragola, 56). Per Esposito Giovanni (Afragola, 72) resta una misura degli arresti domiciliari da eseguirsi presso Ateleta, luogo dove già dimora.

L’inchiesta conferma la soberbia tenuta del clan Moccia, ritenuto una delle federazioni criminali più longeve e strutturate del Paese. Nonostante l’intervento giudiziario, la pericolosità residua del sodalizio resta al centro del dibattito tra autorità e osservatori, che sottolineano come la lotta alla criminalità organizzata debba basarsi su un monitoraggio continuo e su strumenti normativi in grado di impedire la ripartenza di reti criminali nel post-scarcerazione.

Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, la complessità dell’indagine e la vastità della rete di affiliati continuano a sfidare i meccanismi di controllo, richiedendo attenzione costante da parte della magistratura e delle forze dell’ordine per impedire che il potere economico e criminale del clan ritorni a interfacciarsi con settori strategici dell’economia legale.

Fonte originale: www.cronachedellacampania.it

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