Importazione di cocaina via Fiumicino: GIP sostituisce la detenzione con gli arresti domiciliari in un caso legato a un contenitore per gas refrigerante
Il Giudice per le indagini preliminari di Civitavecchia ha accolto la richiesta della difesa di Antonio Carandente Perreca e ha disposto la sostituzione della misura cautelare: ai domiciliari al posto della detenzione in carcere. L’inchiesta resta aperta e le indagini proseguono sotto il profilo processuale e investigativo.
Secondo quanto riportato, l’indagato sarebbe coinvolto in un’operazione che avrebbe portato in Italia un ingente quantitativo di cocaina: 2,004 chili. La sostanza, stando all’atto di accusa, sarebbe stata occultata all’interno di un contenitore destinato a gas refrigerante, sigillato con una saldatura descritta come grossolana e fatto transitare fino allo scalo di Roma-Fiumicino, dove sarebbe stato sdoganato. L’ipotesi investigativa punta a un ingresso di droga di grandi proporzioni attraverso modalità ardite che avrebbero celato l’ingresso illecito nel circolo degli arrivi internazionali. La ricostruzione originale è stata indicata dall’atto d’accusa come riferibile all’11 febbraio 2026, con l’arresto di Perreca operato cinque giorni dopo, il 16 febbraio, a Giugliano in Campania.
L’esito della prima decisione del GIP non approfondisce il merito dell’indagine: la sostituzione della misura cautelare è stata operata su richiesta della difesa, mentre restano in piedi le indagini e le determinazioni successive dell’autorità giudiziaria. L’uomo, fino a quel momento detenuto nel carcere di Poggioreale, è ora agli arresti domiciliari in attesa degli sviluppi. Il quadro complessivo della vicenda resta in bilico tra l’approfondimento investigativo e la prospettiva di eventuali ulteriori provvedimenti, che dovranno essere valutati dalle procure e dalle rispettive Autorità giudiziarie competenti.
Nel contesto giudiziario, va ricordato che l’indagine non si limita al solo enorme quantitativo di droga ipotizzato: la dinamica descritta nell’atto di accusa — dalla clandestina movimentazione della sostanza al modo in cui sarebbe stata introdotta nel circuito logistico italiano — rimane oggetto di verifica da parte degli investigatori. Le parti, inclusi gli avvocati della difesa guidata da Luca Gili, attendono riscontri tecnici e analisi di laboratorio che possano chiarire i passaggi operativi e distinguere tra ipotesi e fatti accertati.
Secondo quanto emerge dalle informazioni disponibili, al momento non risultano pronunciamenti di colpevolezza né conferme definitive su responsabilità penali. Restano da definire, inoltre, eventuali responsabilità oltre l’ipotesi iniziale, nonché le eventuali implicazioni di natura doganale e logistica. Per ora, l’attenzione resta concentrata sulle verifiche in corso, sulle condizioni dell’indagato agli arresti domiciliari e sulla possibilità che emergano ulteriori dettagli in sede di udienze e di perizie.
Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, l’intera vicenda è parte di un’indagine che continua a evolversi con nuove verifiche tecniche e coordinamenti tra diverse procure interessate. Le prossime settimane saranno decisive per confermare o smentire i capi di imputazione e per chiarire eventuali legami logistici o operativi con reti internazionali coinvolte nel traffico di stupefacenti.
