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Tassisti italiani puntano a una carta carburante nazionale e ai depositi delle aziende di trasporto pubblico

Tassisti italiani puntano a una carta carburante nazionale e ai depositi delle aziende di trasporto pubblico

Tre leve strutturali contro il caro carburante: i tassisti italiani chiedono al MEF un confronto urgente

La sigla Cobas Lavoro Privato – Settore Taxi, accompagnata dall’Associazione Taxitalia, dal Comitato Tassisti di Base Campania e da Confintesa Taxi, ha inviato al Ministero dell’Economia e delle Finanze un’integrazione alla proposta già avanzata per contenere i costi energetici del trasporto pubblico non di linea. L’obiettivo: aprire subito un dialogo che possa tradursi in misure strutturali, non temporanee, per alleggerire la spesa quotidiana degli operatori del taxi. Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, il carburante resta la voce più rilevante tra le uscite di gestione.

L’elemento centrale dell’iniziativa è rappresentato dalla volontà di trasformare una serie di proposte in strumenti concreti e applicabili su tutto il territorio nazionale, con un focus esplicito sulla redditività delle attività quotidiane dei tassisti. La nota inviata al MEF sottolinea come il costo del carburante non possa essere affrontato esclusivamente con interventi tampone: servono soluzioni strutturali che abbiano durata e impatto reale sui conti dei singoli taxi.

Proposte chiave e intento operativo
La prima linea di intervento riguarda l’istituzione di una Carta Carburante Taxi nazionale, personale e legata alla licenza, alla targa e al veicolo autorizzato al servizio. La carta dovrebbe essere utilizzabile esclusivamente per gli rifornimenti del taxi e prevedere, secondo le richieste, una decurtazione o un rimborso, parziale o totale, di IVA e accise. Il sistema dovrebbe essere completamente digitale, tracciabile e conforme alle norme italiane ed europee, in modo da ridurre rischi di usi impropri.

La seconda proposta riguarda la revisione del sistema di agevolazioni e crediti d’imposta esistenti destinati al trasporto pubblico non di linea. L’obiettivo è aumentare l’ampiezza del beneficio, allineando meglio l’ammontare alle reali incidenze del carburante sull’attività quotidiana. In sostanza, si cerca uno strumento strutturale, semplice da utilizzare e realmente accessibile agli operatori.

La terza linea è la riapertura della possibilità di rifornimento nei depositi delle aziende di trasporto pubblico locale e regionale, in tutto il territorio nazionale e presso impianti idonei. Il carburante sarebbe venduto al costo di approvvigionamento sostenuto dal deposito, nel rispetto degli obblighi fiscali e delle condizioni di sicurezza. Le organizzazioni firmatarie indicano che le tre misure potrebbero convivere tra loro, offrendo un pacchetto integrato capace di alleviare l’onere energetico sul servizio taxi.

Non è una richiesta di carburante gratis
Nella lettera al MEF si precisa che non si chiede carburante gratuito né oneri a carico della collettività. Piuttosto, si pretende riconoscere la specificità del servizio taxi nel contesto del trasporto pubblico non di linea e avviare un confronto per verificare la sostenibilità finanziaria delle proposte, la compatibilità con il quadro normativo vigente e le modalità possibili per la loro attuazione.

Dal fronte della mobilitazione arriva anche una data: il 22 settembre 2026, alle ore 10, un sit-in è previsto a Roma davanti al Ministero dell’Economia e delle Finanze. L’iniziativa intende riportare al centro del dibattito governativo il tema del costo del carburante e le richieste delle associazioni di categoria, con l’obiettivo di soluzioni che vadano oltre interventi temporanei.

Contestualizzazione e nuove letture
Il dossier delle sigle di categoria mette in chiaro che si guarda oltre la singola misura emergenziale: l’analisi mira a definire strumenti che possano resistere a cicli di prezzo fluttuanti e a fornire una base operativa più solida per i professionisti del taxi. La Campania, dove si registra storicamente una presenza organizzata delle categorie in questione, è citata come contesto di partenza per una discussione che potrebbe estendersi all’intero territorio nazionale.

In chiusura, le organizzazioni invitano il MEF a un confronto che valuti non solo la sostenibilità finanziaria ma anche la praticabilità normativa delle proposte, con l’auspicio che si costruisca un quadro più chiaro per le imprese di taxi. L’articolazione delle tre leve, se recepita, potrebbe segnare una svolta praticabile nel lungo periodo, riducendo la vulnerabilità del settore di fronte ai rialzi del prezzo del carburante.

Fonte: secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it.

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