Napoli, Rione Traiano: dietro la piazza di spaccio di via Tertulliano 34 non c’è solo droga, ma una vera macchina organizzata. L’indagine coordinata dai Carabinieri della Compagnia di Bagnoli descrive una struttura capace di funzionare come un’azienda criminale, con organigramma definito, mansioni codificate e una contabilità controllata fino al centesimo.
Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, la dinamica interna del bunker si regge su un sistema di remuneratione chiaro: chi sta al cancello e all’esterno guadagna in modo fisso ogni giorno, mentre chi si occupa del confezionamento e della pesatura lavora a volume, rendicontando tutto ai piani alti. Non mancano testimonianze che ricostruiscono una gerarchia che assegna compiti precisi e responsabilità multiple, in un contesto dove la regolarità dei pagamenti sembra un elemento chiave di coesione interna.
L’accesso al fortino è sorvegliato da porte blindate, cancelli pesanti e un impianto di videosorveglianza che permette di monitorare l’area circostante in ogni momento. Dentro, la gestione dei turni è studiata per garantire presenza continua e controllo sui flussi di denaro e sostanze, con tecnici che periodicamente installano o aggiornano sistemi di sicurezza. Una relazione tecnica che parla di una “struttura integrata” dove la protezione dell’attività è una priorità assoluta.
Il sostegno esterno alla piazza non è meno curato: una rete di vedette e “pali” presidia il territorio, segnalando tempestivamente eventuali minacce e mantenendo la vigilanza anche a distanza. Al contempo, i ruoli interni sono delineati con rigidità: accanto ai pusher addetti al bilancino operano controllori che annotano vendite e movimenti di denaro, in una catena di comando che assicura continuità operativa e controllo delle diverse fasi della lavorazione.
L’inchiesta offre una fotografia puntuale delle prove raccolte: 35 acquirenti intercettati nell’iter di accesso al civico 34, molti dei quali controllati poco dopo l’ingresso. Il quadro probatorio si completa con la documentazione della rete di contanti rinvenuti durante le perquisizioni: circa tremila e novecento euro, sommati ad altre disponibilità findate in case e locali riconducibili agli operatori della piazza. Nel dettaglio, i reperti mostrano strumenti di confezionamento e strumenti di pesatura utilizzati per gestire grandi volumi di droga, oltre a materiali per la lavorazione in un contesto che, secondo l’indagine, risponde ai canoni di una criminalità organizzata strutturata.
Tra i nomi emersi dall’anatomia del fortino, spiccano figure come Luigi Nocera (alias “Danger”) e Raffaele Pezzuti (“o Milanese”), insieme a Tarantino, Borsella e altri affiliati che sorvegliano costantemente la zona e coordinano gli orari di presidio. Anche all’interno del seminterrato si registrano controlli serrati: la contabilità è annotata su appositi block notes, e i turni si susseguono senza interruzione per mantenere la “macchina” operativa, minando la fiducia degli improvvisati e assicurando una disciplina di ferro tra i membri.
L’indagine, oltre a descrivere una struttura criminale dal volto complesso, individua elementi concreti che inducono gli inquirenti a ritenere la piazza di via Tertulliano non sia una realtà marginale: la volumetria delle operazioni, l’organizzazione del lavoro, la vigilanza continua e la disponibilità di denaro contante dimostrano una macchina capace di reggere dinamiche illecite su più livelli e per tempi prolungati. L’accusa, al momento, resta quella di sodalizio mafioso, con aggravanti legate alla dimensione organizzativa del Rione Traiano.
In questa cornice, la ricostruzione della Procura e delle forze dell’ordine resta affidata alla prudenza: l’ipotesi investigativa è che l’intera struttura sia stata pensata per garantire profitto, controllo del territorio e protezione delle singole fasi della lavorazione. Il fascicolo continua a seguire i passi degli investigatori, in attesa di ulteriori sviluppi che possano chiarire ruoli, responsabilità e eventuali nuove ramificazioni della rete scoperta in via Tertulliano.
