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Via Cuma, Bacoli: centro di raccolta rifiuti sequestrato per presunta gestione non autorizzata e abusi edilizi

Via Cuma, Bacoli: centro di raccolta rifiuti sequestrato per presunta gestione non autorizzata e abusi edilizi

Bacoli, rifiuti e abusi edilizi: sequestro al centro di raccolta di via Cuma

Bacoli, nel Napoletano, è stato posto sotto sequestro il centro di raccolta rifiuti di via Cuma. L’operazione è stata eseguita dai Carabinieri del Nucleo forestale di Pozzuoli in esecuzione di un decreto del gip del Tribunale di Napoli, su richiesta della Procura, nel contesto di un’indagine che coinvolge la gestione dell’impianto.

Secondo quanto riportato da cronachedellacampania.it, l’intervento ha riguardato l’intero compendio immobiliare, impiantistico e aziendale destinato all’isola ecologica, gestito dalla Flegrea Lavoro Spa, società in house partecipata dal Comune di Bacoli. Nell’inchiesta risultano destinatari di provvedimenti cautelari la precedente amministratrice unica, in carica fino ad aprile 2026, e l’attuale amministratore unico, che dal 2019 ricopriva anche l’incarico di responsabile tecnico per il trattamento e il trasporto dei rifiuti.

L’indagine, condotta con il supporto tecnico di Arpac, Asl Napoli 2 Nord e Ufficio tecnico comunale, avrebbe messo in luce ipotesi di gestione illecita dei rifiuti, scarichi inquinanti e abusi edilizi. L’impianto, inizialmente autorizzato per sette tipologie di rifiuti, sarebbe stato impiegato in modo continuativo per 17 codici EER, comprendenti rifiuti speciali, pericolosi, biodegradabili, ingombranti e persino pneumatici, secondo le risultanze investigative.

La Procura ipotizza che il sito non sia stato impiegato solo come centro di raccolta, ma come una vera stazione di trasferimento e di compattazione di ingenti quantitativi di rifiuti. Le attività sarebbero state formalmente ricondotte a cosiddette “soste tecniche”, con rifiuti gestiti e movimentati su base presumibilmente non autorizzata.

Durante le operazioni di pressatura e trasbordo, gli inquirenti riferiscono di reflui liquidi ad alto carico organico, noti come colaticci, sversati sul terreno e convogliati nelle caditoie collegate alla rete fognaria pubblica. Secondo l’impianto, l’autorizzazione avrebbe coperto esclusivamente il trattamento delle acque bianche di prima pioggia, una restrizione che, secondo la Procura, esponeva a rischi significativi le matrici ambientali circostanti.

Le irregolarità contestate avrebbero provocato emissioni persistenti di gas, fumi e cattivi odori, derivanti dalla decomposizione delle frazioni organiche e dall’evaporazione del percolato. Le esalazioni avrebbero interessato anche l’adiacente complesso residenziale Parco Orione, superando i limiti di tollerabilità previsti dalla normativa.

Un altro aspetto controverso riguarda l’impatto acustico: alzate già dal primo mattino, con l’utilizzo di autocompattatori, pale meccaniche e dispositivi di retromarcia, i rumori avrebbero superato i limiti stabiliti, disturbando la quiete dei residenti e la quotidianità del quartiere.

Il complesso occupa circa 3.500 metri quadrati e, secondo l’inchiesta, sarebbe stato utilizzato senza certificato di agibilità e senza titoli abilitativi validi. Sarebbero emersi cambiamenti radicali nella destinazione d’uso, frazionamenti e accorpamenti illeciti, oltre a opere edificate senza titolo per oltre 1.800 metri quadrati. Sono stati contestati anche tentativi di condono mai definiti e la violazione delle norme di prevenzione incendi.

Il gip ha ritenuto urgente e non differibile il sequestro per prevenire il peggiorarsi delle conseguenze dei reati contestati e per tutelare la sicurezza pubblica e privata. Contemporaneamente la Procura di Napoli ha disposto lo smaltimento immediato di tutti i rifiuti presenti nell’impianto, con particolare riguardo a quelli pericolosi, biodegradabili e marcescenti; l’operazione è affidata alla stessa Flegrea Lavoro Spa, chiamata a gestire la fase di bonifica nell’ambito delle indagini ancora in corso e del procedimento in fase di sviluppo.

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