La riapertura della Riserva Naturale di Vivara, annunciata per la fine di agosto con prenotazioni online attive dal 20 agosto e due giornate mensili di accesso gratuito riservate ai procidani, segna la fine di un periodo di restrizione e l’inizio di una nuova fase di fruizione pubblica. Questo passaggio non è però solo una buona notizia dal punto di vista turistico o ricreativo: rappresenta anche un test per le modalità con cui il bene comune verrà gestito. È essenziale distinguere l’evento imminente — una riapertura pianificata e comunicata — da un risultato definitivo: la sostenibilità della misura si misurerà nei mesi e negli anni successivi, non nell’inaugurazione.
Le notizie sulla conferenza stampa, riprese da Fanpage, indicano l’intenzione di avviare collaborazioni tra amministrazione locale e il Comitato di Gestione. Allo stesso tempo, la nomina dell’amministratore di Eav, Roberto Diamantini, ha sollevato interrogativi legati alla governance pubblica e alle condizioni contrattuali di alcune figure coinvolte nella macchina amministrativa. È una reazione comprensibile: quando la gestione di un patrimonio ambientale pubblico ricade su strutture complesse, i cittadini chiedono trasparenza sulle nomine, sui criteri di scelta e sugli obiettivi affidati ai manager. Qui entra in gioco Il Palazzo sotto il Vesuvio, chiamato a spiegare il perimetro delle responsabilità e le forme di controllo previste.
Le scelte amministrative e cosa richiedere subito
Per evitare che la riapertura resti un evento simbolico occorre definire da subito indicatori di performance e obblighi di rendicontazione pubblica: numero massimo di visitatori giornalieri, limiti di percorso per ridurre l’impatto sull’ecosistema, piani di manutenzione, e indicatori di biodiversità da valutare periodicamente. Serve inoltre un calendario trasparente delle responsabilità: quale ruolo avrà Il Palazzo sotto il Vesuvio, quale il Comitato di Gestione, e quale la società cui è affidata l’operatività? Le risposte devono essere rese pubbliche e comprensibili, con contratti o accordi che prevedano clausole di revisione in caso di impatti ambientali o gestionali inattesi. In particolare, qualsiasi elemento che riguardi compensi o incarichi dirigenziali va accompagnato da criteri chiari e da meccanismi di verifica indipendenti, così da ridurre sospetti e aumentare fiducia.
Proposte concrete per trasformare l’apertura in tutela partecipata
Tra le misure praticabili: istituire un comitato scientifico permanente per monitorare la riserva; pianificare audit ambientali annuali pubblici; coinvolgere associazioni locali e rappresentanti dei residenti nelle decisioni operative; legare parte dei contratti di gestione a obiettivi misurabili di conservazione. A breve termine, aumentare le occasioni di accesso gratuito o a basso costo per la comunità procidana e promuovere programmi di volontariato ambientale può incrementare il senso di proprietà collettiva. Sul piano amministrativo, chiedere a Il Palazzo sotto il Vesuvio documenti di gara, criteri di selezione e piani economici favorisce una narrativa più solida e meno sospettosa. Se la riapertura è l’inizio di un progetto serio, queste pratiche aiuteranno a trasformare il ritorno alla visita in una gestione lungimirante e condivisa.