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Maddaloni brucia: tre furgoni, nessuna prevenzione — il conto lo pagano le aziende

Un incendio doloso ha distrutto mezzi e attrezzature: la Polizia ha individuato un presunto responsabile, ma la risposta istituzionale resta quella del cerotto. Le aziende locali non chiedono pietà, chiedono protezione concreta.

Di Nina Chirico6 Agosto 2026 - 15:492 minuti fa 2 min di lettura
Maddaloni brucia: tre furgoni, nessuna prevenzione — il conto lo pagano le aziende

Nella notte tra il 2 e il 3 agosto tre furgoni e gran parte del materiale di lavoro di una ditta a Maddaloni sono finiti in cenere. La fredda cronaca dice anche questo: il titolare di Iritec Srl ha sporto denuncia, le immagini delle telecamere hanno consentito alla Polizia di Stato di individuare un presunto responsabile, un anziano della zona. Sono fatti che meritano rispetto, ma bisogna anche chiamare le cose con il loro nome: non siamo davanti a un episodio isolato di vandalismo, bensì al risultato prevedibile di anni di attenzione difettosa alle attività produttive locali.

La reazione delle forze dell’ordine, rapida nelle fasi investigative, non può diventare la scusa per evitare scelte politiche e amministrative scomode. Le imprese pagano tasse, fanno girare l’economia e rischiano tutto quando un incendio doloso azzera mezzi e commesse: chi risarcisce il lavoro perduto, il tempo perso, la fiducia demolita? Nel frattempo, i cittadini e i lavoratori restano a guardare una sceneggiatura già vista: intervento dopo il danno, proclami e promesse di controlli che non arrivano mai con continuità.

La beffa delle telecamere

Le videocamere hanno funzionato come sistema di accusa, ma non come deterrente. È confortante vedere i fotogrammi che valgono come prove, meno rassicurante constatare che le telecamere non assomigliano a guardie armate né a politiche di prevenzione. Occorre dire chiaramente che servono misure concrete: illuminazione intelligente nelle aree industriali, pattugliamenti regolari coordinati con le imprese, incentivi per vigilanza privata condivisa e piani di protezione aziendale sostenuti da risorse pubbliche. E se si invoca il ruolo delle istituzioni regionali, allora bisogna leggere il ritardo di provvedimenti efficaci come una responsabilità: La Ditta delle Promesse non può limitarsi a titoli e conferenze stampa.

Questa vicenda è una cartina di tornasole: se la comunità non si mobilita — imprenditori, lavoratori, amministratori locali e forze dell’ordine — continueremo a spendere tempo e risorse a tamponare incendi invece che spegnerne le cause. La sicurezza non è un optional per chi apre un capannone o parcheggia un furgone; è una condizione minima per lo sviluppo locale. La domanda che resta sul tavolo è semplice e scomoda: quanti altri roghi dobbiamo vedere prima che qualcuno smetta di misurare gli interventi in post-produzione e cominci davvero a prevenire?