Centomila… no, cento milioni. La cifra suona da grande intervento, eppure quel numero rischia di essere più una promessa ben confezionata che una soluzione vera per le famiglie che ogni estate contano i litri in casa. I 100 milioni destinati al progetto “Azioni per l’acqua” sono stati affidati a Gori, il gestore principale: non un parvenu qualsiasi, ma l’attore centrale in un dramma idrico che dura da anni. Il racconto ufficiale — rafforzato dai dati citati su Repubblica che parlano di chilometri di condotte rinnovate e di una riduzione delle perdite del 50% — suona bene. Peccato che il cittadino medio abbia imparato a diffidare quando le parole «progetto», «investimento» e «efficienza» vengono pronunciate in coro dalle istituzioni.
Controlli o teatrino?
Qui sta il punto: non si discute che le infrastrutture vadano rinnovate, ma si discute chi vigila davvero sulle gare, sui cronoprogrammi e sui risultati misurabili. Se il denaro circola senza trasparenza, anche i migliori intenti possono diventare involontari sostegni a inefficienze consolidate. Chi verifica? Chi pubblica rendiconti comprensibili per cittadini e sindaci? E soprattutto: con quali penali per ritardi o lavori fatti male? Non basta una conferenza stampa con slide e percentuali virtuose. Le amministrazioni e gli enti che partecipano alle scelte, compresi i soggetti regionali, devono spiegare cosa cambierà nella vita quotidiana delle persone e come verrà misurato ogni passo. Altrimenti quel che resta è un atto amministrativo che sa di passerella, non di trasformazione.
Non è una questione ideologica: è pratica. Le infrastrutture idriche non si riparano con spot, ma con piani esecutivi, verifiche indipendenti, e una stretta sulle perdite reali non sulle percentuali comunicative. Se davvero i lavori hanno già ridotto le perdite del 50%, ben venga: vogliamo vedere report, date, cantieri e numeri comparabili anno su anno, non slogan. E vorremmo sapere che la governance del progetto non lascia margini a favoritismi o appalti poco competitivi. Già troppe volte i grandi stanziamenti sono diventati l’occasione per valorizzare consulenze, proroghe e costi aggiuntivi che non si traducono in rubinetti che funzionano.
Alla fine la domanda è semplice e cruda: quei 100 milioni serviranno a portare acqua nelle case, a far scorrere i contatori correttamente e a togliere il ghigno dell’ennesima promessa elettorale, oppure saranno un altro capitolo di entusiasmo mediatico seguito da risultati mediocri? I cittadini non chiedono miracoli, chiedono responsabilità, controlli vincolanti e trasparenza. Se non arriveranno, quel denaro sarà semplicemente un’altra occasione sprecata, pagata dalle tasche di chi fino ad oggi ha sopportato disservizi e promesse rimaste sulla carta.