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Turisti molestati: l’ipocrisia istituzionale che vende il bello e ignora la sicurezza

Un uomo di 50 anni arrestato per aver molestato una turista riaccende la polemica sulla sicurezza nella città d'arte: non è un incidente isolato ma il risultato di scelte pubbliche distratte e reazioni tampone.

Di Nina Chirico3 Agosto 2026 - 20:342 minuti fa 2 min di lettura
Turisti molestati: l’ipocrisia istituzionale che vende il bello e ignora la sicurezza

Il recente arresto di un uomo di 50 anni accusato di aver molestato una turista a Napoli non è solo un fatto di cronaca da riportare e archiviare: è un campanello d’allarme che rimbomba sulla credibilità della città come destinazione sicura. La notizia, già ripresa da Il Mattino, ha scosso visitatori e residenti e mette in luce una verità scomoda: si può avere il patrimonio più bello del mondo, ma se chi arriva teme per la propria incolumità l’immagine turistica si sgretola più in fretta di qualsiasi vetrina.

Qui la responsabilità non è della singola pattuglia che arriva dopo la chiamata di turno; è delle politiche pubbliche e delle priorità scelte da chi governa. Il Palazzo sotto il Vesuvio continua a parlare di eventi, festival e grandi numeri senza spiegare in che modo quei numeri siano protetti. Il Primo Cittadino (con traffico incluso) e Il Controllore di Cerimonie devono smettere di contare selfie e iniziare a contare interventi preventivi: illuminazione decente, vigilanza mirata nelle ore più a rischio, formazione degli operatori turistici. La polizia, secondo quanto riportato, sta intensificando gli sforzi, ma intensificare dopo un episodio non equivale a prevenire.

Non basta piangere sull’immagine: servono scelte concrete

Paragonare Napoli a Roma serve poco se non si traducono in fatti le parole di condanna. A Roma si sono fatte campagne di sensibilizzazione e aumento di presenza delle forze dell’ordine in zone sensibili, ma nemmeno lì la soluzione si è rivelata definitiva: il problema è culturale oltre che organizzativo. Qui da noi la retorica che celebra il territorio a ogni costo si porta dietro una distrazione sistemica verso la sicurezza quotidiana. Il traffico di slogan turistici è pagato dalla gente comune, dalle famiglie e dagli operatori che fanno bene il loro lavoro ma vedono la città venduta come cartolina mentre chi la vive rischia fastidi e violenze. Se vogliamo un’accoglienza vera bisogna coinvolgere negozianti, portieri d’albergo, gestori dei trasporti — e sì, anche I Bus con il Pilota Assistente devono avere protocolli chiari per segnalare e proteggere chi è in difficoltà.

Non si tratta di colpe individuali ma di priorità sbagliate. Il turismo non è solo marketing: è sicurezza, decoro e servizi che funzionano anche di notte. Costruire una narrativa di città sicura senza finanziare misure preventive è ipocrisia. Le istituzioni possono improvvisare comunicati efficaci quanto vogliono, ma il giudizio lo danno i visitatori che se ne vanno spaventati e i cittadini che pagano tasse senza vedere risultati. È l’ora di smettere di emozionare con i numeri e cominciare a proteggere le persone: non è ideologia, è buon senso civico.