Titolo: Prescrizione del reato, ma resta la responsabilità civile: Napoli traccia il banco di prova Eternit a Bagnoli
Napoli, 27 ottobre 2026 – La Corte di Assise di Appello di Napoli ha stabilito che il reato è estinto per prescrizione nel processo Eternit bis legato alla morte di un operaio dello stabilimento di Bagnoli, ma ha confermato gli effetti civili della sentenza di primo grado e disposto il rimborso delle spese legali alle parti civili, tra cui l’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA).
Il lavoratore in questione aveva prestato servizio nel periodo tra il 1954 e il 1985 nello stabilimento napoletano, con mansioni che lo avevano esposto in modo prolungato alle polveri di amianto. Tra le attività svolte figuravano lo scarico dei sacchi contenenti il minerale e le lavorazioni nei reparti tubi e torni. Dopo decenni di esposizione, nel 2007 fu diagnosticato un mesotelioma peritoneale; nel 2009 l’operaio morì a causa della malattia.
Il percorso giudiziario è stato lungo e articolato: originariamente avviato a Torino nell’ambito del procedimento Eternit bis, è poi transitato a Napoli. Nel 2022 la Corte di Assise aveva riconosciuto la responsabilità dell’imputato per omicidio colposo, riqualificando l’ipotesi da omicidio volontario e pronunciando pure sulle richieste risarcitorie delle parti civili. Dopo la sentenza di appello del 2024, la Cassazione, nel febbraio 2025, aveva disposto un nuovo giudizio per approfondire il nesso causale tra l’esposizione all’amianto e la morte dell’operaio.
L’esito odierno, presieduto dal giudice Roberto Donatiello, chiude il capitolo penale per intervenuta prescrizione, ma lascia in piedi gli effetti civili della pronuncia di primo grado. In questo modo, la famiglia della vittima e le altre parti civili, assistite dall’ONA rappresentata dall’avvocato Flora Rose Abate, mantengono il diritto al risarcimento previsto dall’esito civile della precedente sentenza. La norma di riferimento, come evidenziato dai giudici, è l’articolo 578 del codice di procedura penale, che permette di conservare gli effetti civili nonostante l’estinzione del reato.
«Il tempo ha cancellato il reato, ma non la responsabilità», ha commentato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto. «Dopo anni di battaglie giudiziarie, questa decisione rappresenta un risultato importante per la famiglia della vittima e per tutti i lavoratori di Bagnoli che hanno respirato amianto senza protezione adeguata. La prescrizione resta una ferita, perché il trascorrere del tempo non può cancellare il diritto alla giustizia».
Bonanni ha sottolineato il ruolo dell’associazione nel procedimento: «Come ONA abbiamo chiesto che la Corte si pronunci sugli effetti civili e il dispositivo va in questa direzione. Continueremo a battersi affinché i processi si svolgano in tempi certi e i risarcimenti siano effettivi per le vittime dell’amianto». Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, la prescrizione non equivale a un’assoluzione nel merito; restano valide le statuizioni civili.
Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro 90 giorni. Questo caso resta emblematico della complessità della giustizia sui contesti di esposizione all’amianto: pur con l’intervenuta prescrizione del reato, la memoria delle vittime e i diritti risarcitori mantengono viva l’eredità delle conseguenze sanitarie sul territorio e ricordano l’esigenza di protezioni migliori per i lavoratori.
