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Napoli: dalla cella al controllo del territorio, Petriccione guidava la Vanella Grassi secondo l’inchiesta

Napoli: dalla cella al controllo del territorio, Petriccione guidava la Vanella Grassi secondo l’inchiesta

Titolo: Dalla cella al territorio: come la cosca napoletana mantiene il controllo dall’interno

Anche dietro le sbarre la leadership di una cosca napoletana sembra tenere le fila dell’attività illecita. Gaetano Petriccione, un trentaseienne indicato dall’accusa come reggente del clan, è al centro di una misura cautelare notificata dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Napoli su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) partenopea. La conferma formale è stata affidata al contesto dell’indagine in corso. Secondo quanto riportato da cronachedellacampania.it, il quadro d’insieme testimonia una continuità operativa nonostante la detenzione.

Il destino del comando è intrecciato con la storia familiare della cosca: Petriccione avrebbe preso le redini trasmettendo la consapevolezza che le logiche di parentela restano il tessuto connettivo del gruppo. Il passaggio di consegne è stato descritto come una staffetta interna, erede di Salvatore Petriccione, noto fondatore della consorteria e già sottoposto a regime carcerario restrittivo. Un tratto che, secondo gli investigatori, mostra come la rete di potere possa restare compatta anche quando la testa è incatenata alle sbarre.

Gli accertamenti hanno tracciato un vero e proprio dominio su settori che, nella pratica, definiscono il territorio di riferimento. Secondigliano, Scampia e San Pietro a Patierno emergono come frazioni dove il clan avrebbe mantenuto il monopolio di attività illecite: estorsioni, spaccio, gestione di denaro sporco e altre dinamiche tipiche della criminalità organizzata. L’indagine descrive un sistema capace di intrecciare controllo militare e controllo economico, con una presenza diffusa nelle piazze di spaccio e nelle pratiche predatori ai danni di terzi.

Un aspetto chiave dell’inchiesta riguarda la modalità operativa dall’interno del carcere: dagli istituti di detenzione Petriccione avrebbe continuato a impartire ordini, coordinando flussi di denaro, organizzando l’escalation degli affari e garantendo supporto economico agli affiliati e alle loro famiglie. L’immagine che emerges è quella di un “comando invisibile” capace di tessere reti anche da lontano, una caratteristica ricorrente nelle dinastie criminali che riescono a sopravvivere ai colpi della giustizia.

Il mosaico investigativo si è solidificato grazie anche alle dichiarazioni di collaboratori di giustizia. Le testimonianze di Luigi Esposito, Pietro Polverino e Alessandro De Cicco hanno permesso agli inquirenti di delineare i nuovi assetti interni e di confermare i segnali di rigenerazione della struttura criminale, nonostante i colpi di maestranze antigiudiziarie subiti nel tempo. Le loro rivelazioni hanno fornito chiavi di lettura utili a decifrare come la leadership possa persistere e riorganizzarsi anche in assenza di una presenza fisica continua sul territorio.

Rimane comunque aperto il fronte delle indagini. Non è ancora possibile delineare responsabilità definitive o prevedere sviluppi futuri con certezza: restano da chiarire i contorni delle accuse, nonché i meccanismi precisi con cui l’apparato criminale operava dall’interno. Le autorità hanno rimarcato che l’esatta direzione delle responsabilità sarà valutata dalle sedi competenti, e che ulteriori elementi potrebbero emergere nel prosieguo delle attività investigative.

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