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Circumvesuviana, diritti in ritardo: oltre dieci anni che negano la mobilità a Napoli

Per più di dieci anni i pendolari della Circumvesuviana hanno sopportato corse saltate, ritardi cronici e carrozze sovraffollate. Il costo sociale ed economico è alto: serve un piano d'intervento immediato e misure strutturali per garantire mobilità e dignità.

Di Nina Chirico24 Agosto 2026 - 16:052 minuti fa 2 min di lettura
Circumvesuviana, diritti in ritardo: oltre dieci anni che negano la mobilità a Napoli

Ogni mattina migliaia di persone salgono sulla Circumvesuviana con lo stesso bagaglio di ansia: ritardi, corse soppresse, vagoni affollati. Per molti residenti di Ercolano, Torre del Greco, Torre Annunziata, Castellammare e della stessa città di Napoli questa routine dura da oltre un decennio e ha trasformato il diritto alla mobilità in un privilegio intermittente.

Il prezzo lo pagano i pendolari ma lo versa l’intera area metropolitana: ore di lavoro perse o rese meno produttive, spese aggiuntive per soluzioni alternative, accesso più difficoltoso a servizi sanitari e scuole, isolamento di periferie e un mercato del lavoro meno fluido. Sono danni concreti, misurabili in vite quotidiane complicate e in opportunità cancellate, che pesano sulle famiglie e sulle piccole attività locali.

Dietro questa lunga sequenza di disservizi c’è un nodo di responsabilità e di governance: manutenzione insufficiente dell’infrastruttura, materiale rotabile datato, coordinamento incerto tra gestore e istituzioni locali. Non basta denunciare il problema: serve mettere in fila priorità e soluzioni praticabili. A partire da interventi immediati che la Prefettura, il Comune e la Regione Campania possono coordinare con l’Ente gestore.

Nel breve periodo è indispensabile attivare corse sostitutive affidabili e certificate, potenziare le navette su gomma nelle fasce orarie critiche, istituire parcheggi di interscambio e corsie preferenziali per i servizi sostitutivi. Per i pendolari va introdotto un rimborso automatico o un buono mobilità quando il servizio non rispetta soglie minime di puntualità, così da riconoscere un danno materiale e disincentivare l’inerzia.

A medio e lungo termine servono investimenti mirati: rinnovo del materiale rotabile e programmi di manutenzione programmata con tempi certi, centralizzazione dei dati di esercizio e strumenti di trasparenza per monitorare ritardi, cancellazioni e cause. Occorre inoltre ridefinire i contratti di servizio con penali chiare e un organismo indipendente di monitoraggio, in grado di coordinare Comune, Regione e Autorità di regolazione dei trasporti.

La partita è innanzitutto politica: restituire il diritto alla mobilità significa restituire libertà di scelta lavorativa, pari accesso ai servizi e qualità di vita. Napoli e la sua area metropolitana non possono convivere con un sistema che fa della cittadinanza pendolare una condizione di svantaggio cronico. Le misure possibili sono note; quello che manca è la decisione di applicarle, subito e con trasparenza.