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Campi Flegrei, l’eterna proroga: le famiglie non sono valigie da hotel

La reiterata proroga dell'accoglienza in struttura per gli sfollati dei Campi Flegrei nasconde una verità scomoda: senza un piano abitativo chiaro, le famiglie restano sospese, tra costi pubblici e diritti calpestati.

Di Nina Chirico24 Agosto 2026 - 10:452 minuti fa 2 min di lettura
Campi Flegrei, l’eterna proroga: le famiglie non sono valigie da hotel

La proroga dell’accoglienza in hotel per gli sfollati dei Campi Flegrei è l’ennesima toppa su un vestito strappato: temporanea, costosa e umanamente insostenibile.

Molte famiglie rimangono ancora senza soluzioni abitative definitive; le misure di ospitalità alberghiera, reiterate più volte, hanno garantito un tetto ma non stabilità. Per chi perde la casa cambia tutto — la scuola dei figli, il lavoro quotidiano, la rete di vicinato — e vivere a scadenza mensile dentro una stanza d’albergo diventa una condizione che logora i rapporti e i progetti di vita.

Non si nega la necessità di risposte immediate quando la sicurezza lo impone: la priorità è tutelare le persone dall’eventuale rischio vulcanico e garantire assistenza. Il punto è un altro, e non è tecnico: quanto tempo ancora la politica locale e le istituzioni intendono reggere la convivenza tra emergenza e normalità con proroghe ripetute? Le soluzioni tampone funzionano finché durano i fondi e l’attenzione mediatica; quando questo viene meno restano famiglie senza prospettiva e spese pubbliche che rischiano di diventare improduttive.

Serve un piano abitativo credibile e tempi certi: mappatura degli sfollati, priorità per i nuclei più fragili, recupero temporaneo e definitivo di immobili pubblici con criteri trasparenti, investimenti in edilizia sociale e percorsi di sostegno al reinserimento abitativo. Accanto a questo, va avviata una ricostruzione partecipata che coinvolga gli abitanti nella progettazione degli interventi, eviti speculazioni e dia dignità alle scelte su quartieri e servizi.

La sicurezza scientifica — monitoraggi, protezione civile, valutazioni tecniche — non può essere usata come alibi per rinviare scelte politiche. Se la Prefettura, il Comune e le strutture tecniche ritengono necessarie proroghe, allora devono accompagnarle con un cronoprogramma preciso e controlli pubblici sullo stato delle risorse e degli alloggi. I cittadini hanno diritto a sapere quando finirà l’emergenza e comincerà il ritorno a una vita stabile.

Il rischio è che, fold by fold, la società civile si abitui a considerare l’emergenza un orizzonte permanente. Qui a Napoli non possiamo accettarlo. Le famiglie dei Campi Flegrei non sono valigie da rimettere in deposito a ogni scadenza: meritano un progetto, tempi certi e il rispetto delle proprie aspettative di vita. Se le proroghe servono davvero, allora servano per costruire la via d’uscita, non per prolungare l’attesa.