Castellammare di Stabia: La Camorra nell’ufficio tecnico, tra scandali e silenzi inaccettabili
Le strade di Castellammare di Stabia sono sempre state un crocevia di storie vibranti e drammatiche. Oggi, però, un inquietante capitolo si aggiunge alla cronaca locale: la connessione tra la camorra e la burocrazia comunale emerge in tutta la sua gravità, svelando un sistema che, per anni, ha permesso al clan D’Alessandro di operare senza impedimenti.
Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, il recente arresto del geometra Angelo Schettino e di altri dieci membri del clan ha messo in luce un allarmante intreccio tra criminalità e pubblica amministrazione. Schettino non era un semplice professionista tra quelli che si muovono quotidianamente tra gli uffici pubblici; era piuttosto un nodo cruciale per le attività illecite della cosca, in grado di navigare agilmente nel labirinto burocratico di Palazzo Farnese.
Le intercettazioni rivelano che Schettino non solo gestiva pratiche edilizie per conto dei m affiliati del clan, ma forniva anche informazioni strategiche, inclusa la posizione delle telecamere di sorveglianza in città. Questo non è un racconto di violenze plateali; si tratta di una “colonizzazione silenziosa” della burocrazia, dove intimidazioni subdole sostituiscono le minacce a viso aperto.
La questione si fa ancor più seria quando si entra nel merito della sospensione di Schettino dall’Ordine dei Geometri, che, nonostante fosse stata formalmente notificata, è rimasta in un limbo burocratico per ben 14 mesi. Immaginate: un professionista sospeso che, nei fatti, continua a lavorare come se nulla fosse, senza che nessuno dei controllori si accorgesse di nulla. È inaccettabile.
Cosa significa questo per i cittadini di Castellammare? La risposta è inquietante. La loro vita quotidiana, le pratiche edilizie, i permessi rilasciati (o non rilasciati), tutto è stato influenzato da questo groviglio di corruzione. Gli interrogativi si moltiplicano: come è possibile che un sistema così evidentemente mal funzionante sia continuato per anni? Quali conseguenze ha avuto sulla sicurezza urbana e su semplici cittadini che cercavano solo di vivere in un ambiente sano?
Le parole degli inquirenti e le testimonianze dei pentiti chiariscono i livelli di collusione tra professionisti e criminalità. “Schettino è un vero e proprio bandito,” ha dichiarato un collaboratore di giustizia, che ha descritto il geometra come un elemento chiave per il clan. Ma ciò che è più sconcertante è l’inerzia dei controllori che avrebbero dovuto garantire la legalità. Per quanto tempo ancora i cittadini dovranno subire tale assenza di giustizia?
Un altro aspetto da considerare è la risposta dell’amministrazione. Le scuse addotte dai dirigenti per giustificare questa totale assenza di reazione sembrano più un tentativo di depistaggio che di vera accountability. “C’era troppa mole di lavoro,” dicono, ma cosa c’è di più importante della legalità? Chi deve garantire che questo fenomeno non accada mai più?
Il dibattito è aperto. Castellammare è una città in cerca di risposte. Gli equilibri tra legalità e illegalità sono fragili e mettono a rischio non solo le istituzioni, ma anche la vita quotidiana dei cittadini onesti. Questo scandalo non è solo l’ennesimo episodio di corruzione; è un punto di svolta necessario per la comunità, affinché ci si riappropri delle proprie istituzioni e della propria dignità. I cittadini meritano di vivere in un ambiente sicuro, lontano dall’ombra della camorra e della burocrazia asservita.
La città, ora più che mai, deve alzare la testa e chiedere con forza trasparenza e giustizia.
Dietro a ogni angolo si cela una storia, ma questa è una storia che non deve restare in silenzio.