Ad Avellino, il ricordo di una tragedia incombente
Il 28 luglio segna un anniversario fissato nella memoria collettiva della Campania, un pianto che non si spegne e un dolore che non colma. A tredici anni dalla strage del viadotto “Acqualonga”, lungo l’autostrada A16 Napoli-Canosa, Pozzuoli e Monteforte Irpino si sono unite in un sentito pellegrinaggio, per onorare la memoria di quaranta vittime, volate nel vuoto dopo un viaggio di fede verso i luoghi di San Pio da Pietrelcina.
Davanti al Monumento della Memoria, i nomi di quei passeggeri, la maggior parte provenienti dalla Campania, sono stati pronunciati con voce rotta. Tra le storie rievocate spicca quella della giovane Simona Del Giudice, appena sedicenne, l’anima più giovane strappata alla vita. La sua battaglia in ospedale, tenuta viva dai ricordi e dall’amore, si concluse troppo presto, risuonando come un’eco tra le lacrime.
Ma il ricordo non si arresta qui: occorre anche rendere omaggio a Francesca, che, a soli tre anni, deve la sua salvezza a un gesto eroico del padre. La sua forza fece da scudo, offrendo all’amore e alla speranza ciò che lo spazio tragico del cavalcavia cercava di portare via.
Un momento di intensa emozione ha celebrato l’incontro tra Arianna Adamo e Emilio Matarazzo, il vigile del fuoco che, dieci anni fa, strappò la giovane dalle lamiere accartocciate. Quest’anno, insieme, hanno piantato un ulivo accanto alla stele commemorativa, un gesto di rinascita, simbolo della vita che continua a crescere, regalando nuova forza a un ricordo perenne.
La cerimonia ha visto la partecipazione dei sindaci Fabio Siricio (Monteforte) e Luigi Manzoni (Pozzuoli), insieme ai familiari delle vittime e ai sopravvissuti, tutti uniti in un momento di profondo raccoglimento. Le melodie del concerto per violoncello e pianoforte, interpretato dai maestri Teresa Vallese e Michele Ruggiero, hanno messo in risalto l’emozione di una comunità che non dimentica.
Tuttavia, tra il dolore e la memoria, riaffiora la questione della verità giudiziaria. Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, il drammatico incidente fu il risultato del cedimento del giunto cardanico di un autobus, visto come un rottame, anziché come un mezzo di trasporto sicuro. Con oltre 800 mila chilometri e privo di revisione, il veicolo si è trasformato in un pericolo mortale, rivelando una gravissima negligenza legata alla tutela della vita umana.
Il conducente, Ciro Lametta, si trovò a fronteggiare una corsa senza controllo, cercando di frenare l’inevitabile, mentre le barriere di protezione, arrugginite e non manutenute, si presentarono come l’ultimo triste varco verso il vuoto. Il titolare dell’autobus, Gennaro Lametta, è stato condannato a nove anni di carcere, ma la domanda che continua a circolare è: può un processo portare davvero la giustizia per chi ha subito una perdita incolmabile?
Nelle parole dei familiari, nel silenzio delle preghiere, emerge un sentimento chiaro: la comunità non può e non deve dimenticare. I cittadini di Pozzuoli e Monteforte, legati da un dolore condiviso, chiedono che la memoria di quei volti non si offuschi, affinché le generazioni future possano apprendere dalle tragedie del passato. La città attende risposte e, ora più che mai, il territorio ha bisogno di segnali concreti. Emozioni e speranze di una comunità che, nonostante tutto, si stringe forte attorno al ricordo.