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L’allerta su colpi di testa: il calcio giovanile rischia di dimenticare la salute?

Di Nina Chirico28 Luglio 2026 - 17:352 ore fa 2 min di lettura
L’allerta su colpi di testa: il calcio giovanile rischia di dimenticare la salute?

Perché continuiamo a osservare un silenzio assordante sul tema dei colpi di testa nel calcio giovanile? Con l’appello di Aidacon che invita a fermare questa pratica nelle fasce più basse, la questione si fa più seria. Non stiamo parlando solo di palloni e campi da gioco, ma della sicurezza e della salute di migliaia di giovani atleti.

Il caso del Como, club pioniere nell’introduzione di regole severe sul colpo di testa, ha acceso un faro su una questione che, a Napoli, si intreccia profondamente con l’identità calcistica. Laddove il calcio rappresenta una cultura e una comunità, la salute dei giovani dovrebbe diventare la priorità. “Come associazione aveva già intrapreso questo percorso – spiega Carlo Claps – dopo la scomparsa di Corrado Sorrentino, calciatore ed allenatore napoletano”. Questo non è solo un cambiamento normativo, è un segnale vitale per il calcio. Un cambiamento che, sembra, non stia avvenendo in tutte le società calcistiche.

Secondo quanto riportato da Repubblica, l’appello si rivolge a tutte le società professionistiche e dilettantistiche, invitandole ad adottare protocolli più rigorosi per tutelare i giovani calciatori. Ridurre, fino ad azzerare, i colpi di testa nelle categorie Under 10 e limitare l’uso di questa tecnica fino agli Under 13 è quanto mai urgente. Ma con quali risonanze nel mondo reale?

L’impatto della riduzione dei colpi di testa nel calcio giovanile

Il calcio è sempre stato visto come una scuola di vita, ma cosa stiamo insegnando ai nostri giovani calciatori se non proteggiamo la loro salute? Il Comitato direttivo del Como è stato il primo a comprendere che la sicurezza deve avere la precedenza sul risultato. A Napoli, dove passioni e drammi si intrecciano nei campi malandati, c’è il rischio che questa consapevolezza si perda.

Immaginate una generazione di calciatori che crescano senza la paura di traumi cerebrali, che possano esprimere il loro talento senza correre rischi. È più di una speranza, è un dovere. Tutte le scuole calcio della Campania, più che mai, devono interrogarsi: vogliamo crescere atleti o individui sani? È giunto il momento di volere un cambiamento reale e non un’illusione. Al di là della tecnica e della vittoria, c’è una responsabilità sociale da assumere. Ecco la questione: possiamo permetterci di non ascoltare questo appello?