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Tassa rifiuti a Napoli: nessun aumento, ma la verità è un’altra

Il Palazzo sotto il Vesuvio annuncia tregua sulla Tari il 27 luglio 2026: nessun aumento. Peccato che la serenità fiscale rischi di essere solo un trucco contabile, mentre la città resta impantanata in una gestione dei rifiuti che non convince nessuno.

Di Nina Chirico27 Luglio 2026 - 16:383 ore fa 3 min di lettura
Tassa rifiuti a Napoli: nessun aumento, ma la verità è un’altra

Il 27 luglio 2026 Il Palazzo sotto il Vesuvio ha comunicato ciò che tutti volevano sentire: la Tari non aumenta. È una buona notizia? Certo, fino a quando non si scava un centimetro sotto la superficie e non si scopre che la festa è stata pagata con numeri e speranze, non con soluzioni. La decisione viene presentata come il frutto di una riscossione più efficiente grazie a quasi 12 mila nuove famiglie e 4 mila nuove attività entrate nel sistema: applausi, selfie e comunicati stampa. Ma i sacchi per strada restano immutati, e la città non è un bilancio che si aggiusta contando teste in più.

La giunta rilancia la narrazione della «gestione virtuosa» e qualcuno ci crede perché i numeri a primo sguardo sorridono. Però i numeri possono essere addomesticati: maggiori contribuenti significano più entrate, sì, ma non tolgono il problema principale, che è la qualità del servizio. La raccolta differenziata continua a arrancare, i ritiri sono irregolari in molte zone e il famoso «aumento della riscossione» rischia di somigliare a una toppa su un costume sfilacciato. Il racconto ufficiale, ripreso anche da Repubblica, suona come una coperta troppo corta: copre qualche spalla, ma lascia piedi e testa al freddo.

Cosa cambia per i cittadini napoletani

Per le famiglie, i pensionati e i piccoli commercianti la notizia può avere sapore dolceamaro: dolce perché la bolletta non cresce, amaro perché la qualità del servizio non migliora. Servirebbero investimenti strutturali nella logistica dei ritiri, una programmazione seria degli impianti e formazione degli operatori, non applausi per l’effetto contabile di qualche migliaio di contribuenti in più. La realtà è che senza un piano a lungo termine la Tari bloccata può diventare solo una tregua temporanea, un palliativo che rimanda il conto al prossimo anno, quando il Palazzo sotto il Vesuvio potrebbe dover scegliere tra tagliare servizi o alzare le tariffe. E nel frattempo, chi vive i quartieri sa che l’emergenza è quotidiana, non una variabile statistica.

Questa amministrazione ama i numeri positivi nei comunicati, soprattutto se arrivano in prossimità di scadenze elettorali o momenti di esposizione mediatica. Ma i cittadini non votano per comunicati: pagano le tasse, sopportano i disservizi e meritano risposte concrete. La stabilità della Tari non vale molto se i mastelli restano pieni, le isole ecologiche sono sotto-dimensionate e la differenziata resta un miraggio in molte strade. Vuoi mantenere le tasse basse? Bene: allora dimostra di saper governare il ciclo dei rifiuti, non solo di far quadrare un bilancio con più intestazioni.

Alla fine, la domanda rimane semplice e scomoda: preferiamo la tranquillità di un bollettino rassicurante o la fatica di un progetto serio che cambi davvero la città? Se la risposta è la seconda, allora Il Palazzo sotto il Vesuvio deve smettere di celebrare contatori e cominciare a prendersi cura dei vicoli, delle famiglie e del decoro quotidiano. Se la risposta è la prima, almeno diciamolo senza il lembo di ipocrisia che oggi si chiama «nessun aumento».