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Federico II, una storica cura per l’emofilia B: la terapia genica rivoluzionaria arriva in Campania

Di Redazione27 Luglio 2026 - 17:482 ore fa 3 min di lettura
Federico II, una storica cura per l’emofilia B: la terapia genica rivoluzionaria arriva in Campania

La notizia è di quelle che fanno battere il cuore: Napoli entra nella storia della medicina con la prima terapia genica per l’emofilia B, un traguardo raggiunto all’Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II. Questo non è solo un successo locale, ma un risultato di rilevanza mondiale, considerando che solo pochi centri nel globo sono attrezzati per offrire un trattamento così all’avanguardia.

Venerdì 24 luglio, nel Centro Hub per l’Emofilia e le Malattie Emorragiche Congenite, diretto dal professor Matteo Di Minno, è stato eseguito il primo intervento su un paziente, Enrico, 40 anni, napoletano, cui è stata finalmente offerta una nuova vita dopo decenni di lotta contro una malattia che, fin dalla nascita, ha limitato profondamente le sue attività quotidiane e i suoi sogni.

“Vorrei ringraziare tutta l’équipe del professor Di Minno e la dottoressa Calcaterra per la professionalità e l’umanità dimostrate. Ai giovani con emofilia B dico di avere fiducia nella scienza e nei medici”, ha dichiarato Enrico, che ora vive con la speranza di un futuro senza i continui trattamenti a cui era costretto, arrivando addirittura a dire addio alle infusioni periodiche.

Come funziona questa innovativa terapia genica? Attraverso un’unica infusione endovenosa del farmaco Etranacogene Dezaparvovec, il quale, mediante un vettore virale, trasporta il gene funzionante del Fattore IX nel fegato. Questo gli consente di produrre autonomamente la proteina necessaria per la coagulazione del sangue, promuovendo una significativa riduzione degli episodi emorragici. Studi clinici suggeriscono che questa unica somministrazione possa garantire effetti positivi fino a 25 anni, rivoluzionando così il concetto di cura per questa patologia.

Per il professor Di Minno, non si tratta solo di un’innovazione terapeutica, ma di un cambiamento di paradigma: “È stata effettuata una sola infusione che consente al fegato di produrre autonomamente il Fattore IX. È fondamentale garantire ai pazienti campani l’accesso a terapie innovative, costruendo un modello assistenziale che spinga verso l’eccellenza clinica”.

L’entusiasmo si respira anche tra le dirigenze della Federico II. Elvira Bianco, direttrice generale dell’AOU, sottolinea l’importanza di questa operazione: “Non celebramo solo un successo medico, ma una speranza concreta per migliaia di persone con emofilia e le loro famiglie.”

L’innovazione che arriva da Napoli rappresenta un faro di speranza, segno che la scienza e la medicina avanzano grazie anche a uomini e donne che, giorno dopo giorno, dedicano la loro vita a migliorare quella degli altri. La città si erge a simbolo del progresso, portando con sé la domanda: come cambierà la vita di chi, come Enrico, ha affrontato per tanto tempo il peso dell’emofilia? La risposta, per ora, è nelle mani della scienza e della comunità che non smette di lottare per il bene di tutti.