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Castellammare, affari illeciti: come gli appalti sotto soglia favoriscono il clan locale

Di Redazione26 Luglio 2026 - 10:101 ora fa 3 min di lettura
Castellammare, affari illeciti: come gli appalti sotto soglia favoriscono il clan locale

Corruzione a Castellammare: L’ombra della camorra sui lavori pubblici

Castellammare di Stabia, un comune che vive di bellezze e potenzialità, si trova ora a far fronte a una realtà sconcertante. Il sistema degli appalti, da sempre un argomento delicato, si è trasformato in un ricettacolo di malversazioni e infiltrazioni camorristiche che rischiano di prosciugare le risorse pubbliche e minare la giustizia sociale. La denuncia arriva da un dossier della Prefettura, che accende un faro su un meccanismo perverso: il frazionamento degli appalti “sotto soglia” ha alimentato le casse di ditte legate a clan come D’Alessandro e Cesarano.

Un’analisi meticolosa ha rivelato che, per evitare verifiche e controlli antimafia, venivano suddivisi contratti superiori a 100.000 euro in micro-affidamenti. È un algoritmo della corruzione che permette di aggirare la rotazione obbligatoria degli operatori e di assegnare lavori a chi non ha i requisiti per ottenerli. A dirlo è la Commissione d’Accesso che ha setacciato oltre duecento determine dirigenziali, portando alla luce una realtà inquietante per i cittadini.

Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, i servizi di raccolta rifiuti e le manutenzioni delle spiagge libere sono stati dati in appalto a ditte senza alcuna informazione antimafia liberatoria. Purtroppo, in questi casi, non si tratta solo di numeri: parliamo di sacchi per la spazzatura, pulizie e interventi in scuole pubbliche, gestiti da società a diretto contatto con la malavita.

Ma la questione non finisce qui. Le intercettazioni dei Carabinieri, che nelle scorse settimane hanno fatto tremare palazzi e uffici, svelano un dialogo tra un imprenditore e Michele Abbruzzese, storico esponente del clan D’Alessandro. “Non ti preoccupare delle gare grandi, chiama il nostro amico in ufficio e ti da la determina”, dice Abbruzzese. La conversazione, avvenuta in un bar di via Roma, è agghiacciante: una chiara ammissione dell’uso della corruzione per ottenere appalti.

La polizia municipale, invece di essere un deterrente per questo sistema marcio, sembra essere diventata parte del problema. Recenti episodi di gravi infrazioni al Codice della Strada, come quello del parente di un ex consigliere comunale, hanno mostrato un’inquietante complicità, con patenti misteriosamente restituite senza seguire le procedure appropriate. E che dire delle segnalazioni di abusivismo edilizio? In un territorio in cui i clan prosperano, la Polizia Municipale non ha mai inoltrato denunce.

I cittadini di Castellammare iniziano a chiedersi: dove sono finiti i controlli? Un municipio espugnato dalla malavita, dove il cartellino per la legalità sembra un optional, è un messaggio chiaro di resa delle istituzioni. Il malumore cresce, e la sensazione che non sia solo un problema di oggi è palpabile. A pagarlo, come sempre, sono i residenti, costretti a subire un sistema malato che sembra onnipresente.

La gravità della situazione è ulteriormente esemplificata dalla mancanza di un benché minimo intervento da parte dei vigili urbani durante diversi episodi di abusivismo commerciale. Ristoranti senza licenza, occupazioni abusive, e la spiaggia gestita da chi non ha alcun titolo: tutto questo avviene sotto gli occhi di un apparato di controllo che sembra completamente inerte.

La diagnosi è chiara: Castellammare ha bisogno di una riforma urgente, pena la completa erosione della legalità. È un’ingiustizia che non può restare in silenzio; i cittadini meritano risposte e, soprattutto, azioni concrete. Come uscirne? La strada potrebbe essere lunga, ma è chiaro: il primo passo deve partire dalla volontà di ripristinare un’amministrazione in grado di lottare contro la corruzione e restituire orgoglio e dignità a una città che ha mille potenzialità. Ora più che mai, la comunità è chiamata a rispondere.