Giugliano in Campania: la prima prova della tutela animale alla prova della giustizia
In Giugliano in Campania arriva una citazione diretta a giudizio che mette al centro la tutela degli animali e la responsabilità individuale di chi li possiede. L’imputata dovrà rispondere per maltrattamento di animali aggravato dall’evento morte, in un caso che risale all’estate del 2025 e che ha acceso un vivace dibattito pubblico oltre i confini locali. La decisione, notificata il 6 novembre 2026 previa firma di un decreto a dicembre 2025, è stata assunta dal pubblico ministero della procura di Napoli Nord. L’ufficio giudiziario ha indicato che la pena prevista riguarda il reato previsto dall’articolo 544-ter, commi 1 e 3 del codice penale.
L’episodio risale al 10 agosto 2025, quando, secondo la ricostruzione degli inquirenti, una proprietaria avrebbe lasciato all’aperto due cani mentre partiva per le vacanze estive. Uno degli animali è stato legato a una cyclette con una catena di pochi centimetri e, per oltre quarantaotto ore, è rimasto esposto al sole senza riparo né una quantità sufficiente di acqua. Il decesso è attribuito a un violento colpo di calore. L’altro cane è stato tratto in salvo grazie all’intervento tempestivo della polizia municipale e dei volontari delle Guardie Zoofile OIPA, avvistati sul posto a seguito delle segnalazioni giunte al 112/113.
La lunga catena di responsabilità che ne è scaturita ha trascinato una serie di soggetti nel contesto della tutela animale. A promuovere l’azione penale è stata una querela presentata dall’associazione romana “Zampe che danno una Mano” ODV, assistita dall’avvocato Giada Bernardi, fondatrice dello Studio Legale GiustiziAnimale, insieme ad altre sigle di tutela ambientale e animale. L’avvocato Bernardi ha commentato la vicenda sostenendo che “quel cane non aveva scampo: una catena di pochi centimetri, nessuna ombra, nessuno a cui chiedere aiuto”, sottolineando la determinazione dell’associazione nel non lasciare che la morte restasse impunita. A margine della vicenda, l’avvocato ha aggiunto che “Questo processo sarà un vero e proprio banco di prova” per la vigente cornice normativa.
La vicenda gioca un ruolo chiave nel contesto della cosiddetta legge 82/2025, entrata in vigore poche settimane prima dell’episodio, che riconosce formalmente gli animali come vittime dirette dei reati. In proposito, la difesa della parte civile ha definito l’imminente processo come un banco di prova importante per la concreta applicazione della norma. La legge, secondo quanto dichiarato in ambito legale, dovrebbe tradursi in strumenti processuali efficaci per tutelare chi non può difendersi da solo e mettere in campo sanzioni adeguate per chi abbandona o maltratta gli animali.
Sulla dinamica processuale resta da chiarire l’esito delle indagini e l’evoluzione della posizione dell’imputata nel quadro dell’udienza. Gli elementi fin qui emersi pongono l’attenzione sul confine tra responsabilità personale e tutela giuridica degli animali, con la giurisprudenza che, in questa cornice, potrebbe definire criteri applicativi utili anche per casi simili futuri. Le associazioni animaliste continueranno a seguire l’evoluzione del caso e hanno già indicato la loro intenzione di costituirsi nuovamente parte civile per dare voce a chi non ha potuto esprimersi.
Secondo quanto riportato da cronachedellacampania.it, la citazione diretta a giudizio è stata notificata a seguito del decreto firmato nel dicembre 2025, facendo del caso di Giugliano un possibile punto di svolta nella percezione pubblica della responsabilità dei proprietari di animali domestici di fronte alla legge. L’esito del processo potrà offrire indicazioni sostanziali su come la normativa possa essere applicata ai casi di maltrattamento che coinvolgono animali d’affezione, con la presunzione d’innocenza che resta un principio fondamentale fino a sentenza definitiva.
