Castellammare di Stabia, sanità pubblica a una svolta ancora lontana: tra annunci politici e un cantiere che stenta a decollare
Castellammare di Stabia vive una tensione crescente tra nuove promesse sulla sanità pubblica e la dura realtà del territorio. Nell’area delle Nuove Terme si concentra da tempo un’attenzione che non si traduce in interventi concreti: la discussione pubblica gira attorno a un progetto che appare distante dall’immediato beneficio per i cittadini.
Secondo quanto riferito dagli oppositori, la Regione aveva acquisito l’area ex Terme per dare corpo al nuovo ospedale, evitando una vendita frazionata del patrimonio pubblico. Tre anni dopo, però, i segnali di avanzamento restano timidi: edifici svuotati, arredi e apparecchiature lasciati a deteriorarsi, atti vandalici e l’abbattimento dell’albergo hanno alimentato dubbi sul ritmo dei lavori. Nel frattempo proseguono alcuni interventi sul resto delle strutture, ma a passo molto lento. Secondo quanto riportato da cronachedellacampania.it, permangono perplessità su vincoli della Soprintendenza, possibili ridimensionamenti del progetto, sul numero di posti letto e sulle funzioni sanitarie previste.
L’attenzione va però oltre il singolo cantiere: resta aperta la questione di quanto costi la “hall d’ingresso” a doppia altezza, pezzo dei cosiddetti Nuclei che sorgeranno a monte. I promotori si chiedono se la salvaguardia di quel particolare possa portare via risorse agli oltre 180 milioni destinati all’ospedale vero e proprio. Le domande restano aperte: quando partirà davvero il cantiere? quale sarà il progetto definitivo? quanti posti letto saranno disponibili e quali reparti manterranno funzioni sanitarie essenziali? In questa cornice non è escluso che parti dei servizi già accreditati, come il polo di neurochirurgia e quello riabilitativo, possano essere impattate da un possibile ridimensionamento.
La discussione non si ferma al fronte tecnico-urbanistico. I sostenitori di una svolta sostenibile chiedono una visione d’insieme per Castellammare, capace di allineare sanità, ambiente e territorio: il Parco dei Cigni, la Pineta, il Centro Congressi e Villa Ersilia, insieme all’area del Solaro, dovrebbero integrarsi in una proposta coerente con il parco archeologico e la Reggia di Quisisana, collegandosi alle comunità della Penisola Sorrentina e ai Monti Lattari. Senza una cornice strategica di largo respiro, si rischia di perdere non solo posti letto ma identità e fabbisogni reali della cittadinanza.
Sul piano operativo, la realtà dell’ospedale San Leonardo emerge con segnali di impoverimento funzionale: nonostante la professionalità del personale, vengono registrate perdita di funzioni, servizi e addetti, con ripercussioni sulla qualità dell’assistenza e sulla possibilità di cura sul territorio. Non si può attribuire tutto a ragioni di bilancio; è necessario spiegare quali criteri di programmazione e valutazione guidano le scelte, evitando letture finalististiche che difficilmente rispondono al bisogno di trasparenza dei cittadini.
Da qui nasce l’invito diretto dei Democratici e Progressisti a un dialogo pubblico serio e non ideologico: convocare un tavolo di confronto con la presidente della Regione e la delega alla Sanità, aprire una grande assemblea cittadina che coinvolga operatori, associazioni e residenti, e definire in modo chiaro pochi punti essenziali per una svolta reale. L’obiettivo è restituire alla sanità di Castellammare una funzione concreta di cura diffusa sul territorio, integrata con le risorse disponibili e, dove possibile, cofinanziata anche con fondi del PNRR. Per i lettori è chiaro: non si tratta di contare nastri inaugurali, ma di garantire accesso, continuità assistenziale e servizi reali alle persone, al di là delle contrapposioni politiche.
