L’America’s Cup arriverà a Bagnoli con le vele pronte, ma sul litorale il mare è ancora sporco e i rifiuti galleggiano tra i bagnanti. Non è un’immagine da cartolina: è la realtà quotidiana di chi frequenta la costa prima che arrivino ospiti e telecamere.
Nel tratto interessato dagli allestimenti per la regata si vedono sacchetti, frammenti plastici e depositi di detriti vicino alla battigia; l’acqua, in alcuni punti, appare torbida. È una situazione che mette insieme inefficienze nella raccolta dei rifiuti, manutenzioni non fatte e un monitoraggio ambientale che non sempre sembra all’altezza di un evento globale. I preparativi per l’America’s Cup hanno portato gru, pontili e palchi, ma non hanno cancellato il problema che i residenti denunciano da anni.
Da tifoso e da cittadino, la sensazione è sgradevole: si sta costruendo una vetrina internazionale sullo stesso litorale dove restano intatte le storture quotidiane. Le autorità locali — Comune e Prefettura in testa — sono chiamate a fare più che inaugurare imbarcazioni e percorsi vip. Non si tratta solo di un’immagine: sono questioni di salute pubblica, di decoro e di diritto all’accesso al mare per chi abita qui tutto l’anno. Quando la festa se ne va, restano i problemi reali di gestione del territorio.
Il nodo è politico e amministrativo: interventi tampone per l’evento non bastano. Se il passaggio dell’America’s Cup deve lasciare un’eredità, questa non può essere soltanto un palcoscenico ripulito per giorni. Servono controlli continuativi della qualità delle acque, una raccolta rifiuti efficiente e verificabile, progetti di lungo periodo per la riqualificazione delle aree costiere. Altrimenti la città rischia di affidare la propria reputazione a qualche settimana di spettacolo mentre la vita dei quartieri resta invariata.
Il messaggio rivolto alle istituzioni è semplice e severo: non si fermi tutto alla scenografia. Bagnoli merita che le opere promesse e i piani di gestione ambientale siano reali, monitorati e sostenuti anche dopo lo spegnimento dei riflettori. L’America’s Cup può essere una grande occasione, ma se non diventa leva per cambiamenti concreti resterà soltanto una cartolina ben confezionata su una costa che continua a chiedere cura.