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Decreto Campi Flegrei: ristori fino a 30mila euro, ma la partita è ancora aperta

Il decreto garantisce rimborsi fino a 30.000 euro per danni lievi e prevede il rientro di circa la metà degli sfollati. È un aiuto concreto, ma rischia di lasciare indietro i più fragili per limiti economici e ostacoli procedurali.

Di Nina Chirico26 Agosto 2026 - 15:451 minuto fa 2 min di lettura
Decreto Campi Flegrei: ristori fino a 30mila euro, ma la partita è ancora aperta

Il decreto sui Campi Flegrei dà fino a 30mila euro per i danni lievi e autorizza il rientro di circa metà degli sfollati: un primo passo, ma insufficiente per chi rischia di restare scoperto.

La cifra messa sul tavolo è rilevante per chi ha subito danni contenuti: una vetrina di bottega che va riparata, intonaci e serramenti, piccoli interventi che permettono di riaprire una casa o un negozio. Ma il problema più grande non è solo la cifra massima, è la definizione stessa di “danno lieve”. Se la soglia resta rigida, molte famiglie e attività che hanno bisogno di interventi medi o di contributi per la perdita di reddito non troveranno copertura adeguata. In pratica, il ristoro potrà risanare i danni di una parte degli interessati, lasciando scoperti proprietari che devono ricostruire di più e soprattutto gli inquilini che non possiedono documentazione o non figurano anagraficamente nei registri.

Chi ci guadagna è dunque il proprietario con pratiche in regola e danni limitati; chi rischia di restare indietro sono i più fragili: locatari a bassa reddito, lavoratori stagionali e commercianti di piccola scala che hanno perso fatturato, senza contare gli occupanti non in regola o chi non riesce a dimostrare rapidamente la titolarità o la natura del danno. Inoltre, il contributo economico non copre costi indiretti come l’alloggio temporaneo, la perdita di avviamento commerciale o il trauma psicologico che la comunità continua a pagare ogni giorno.

Sul piano pratico, l’annuncio che metà degli sfollati potrà rientrare suona come una buona notizia, ma tradurla in realtà significa fare un lavoro di squadra complesso: certificazioni di agibilità, riattivazione di utenze, opere minime di messa in sicurezza e contatti con amministrazioni comunali e prefettura. Se le pratiche amministrative si accumulano, il rientro autorizzato rischia di rimanere sulla carta per settimane. E mentre gli uffici valutano, chi non può attendere potrebbe essere costretto ad accettare soluzioni abitative inadatte o a indebitarsi.

Insomma, il decreto segna un buon primo tempo: soldi reali e il via libera per molte famiglie. Ma per non perdere la partita servono regole chiare sul campo, priorità per i più vulnerabili e procedure snelle per trasformare un assegno in una casa sicura. Per ora, a Napoli e nell’area metropolitana, resta il timore che l’aiuto arrivi in tempo e nel posto giusto: necessario, ma ancora parziale.