Un bambino su quattro in Campania non ha ricevuto il richiamo contro la difterite: la fotografia del report regionale riaccende l’allarme e mette sotto la lente ASL e Comuni di Napoli e provincia.
Il numero, da solo, significa una perdita di protezione collettiva che aumenta il rischio di focolai soprattutto nelle scuole e nei quartieri ad alta densità abitativa. Ma dietro la statistica ci sono motivi concreti e locali: difficoltà di accesso ai servizi vaccinali, scarsa capacità di programmazione territoriale e comunicazione frammentata sono tra le cause più evidenti che emergono nel dibattito pubblico e negli incontri tra amministrazioni locali e operatori sanitari.
Le ASL sono titolari dell’organizzazione delle sedute vaccinali: la gestione degli appuntamenti, l’adeguamento degli orari per famiglie che lavorano e la disponibilità di personale specializzato sono tutti elementi che impattano direttamente sulle coperture. Nei quartieri popolosi di Napoli, dove la mobilità e i tempi di attesa pesano di più, la rete dei punti vaccinali appare insufficiente rispetto al fabbisogno segnalato da genitori e pediatri.
I Comuni, dal canto loro, hanno un ruolo chiave nella prevenzione: dalla promozione delle campagne informative alla collaborazione con le scuole per favorire i richiami. In molte realtà metropolitane l’offerta istituzionale non è stata robustamente affiancata da iniziative territoriali mirate: mancano, o risultano episodiche, le aperture straordinarie nei municipi, le postazioni mobili nei mercati e la comunicazione multicanale rivolta alle famiglie più giovani o a chi ha difficoltà con le prenotazioni online.
La ricetta pratica non è misteriosa: semplificare le prenotazioni, allungare gli orari nelle sedi vaccinali, avviare giornate dedicate nelle scuole e nei centri civici, e mettere in campo squadre mobili nei quartieri più vulnerabili sono azioni concrete che richiedono coordinamento fra ASL, Comune e istituzioni scolastiche. Serve anche un piano comunicativo chiaro, che spieghi perché il richiamo è essenziale e come ottenerlo senza perdere tempo.
La palla ora è nelle mani delle amministrazioni locali: il report regionale ha acceso un faro su una falla che non è solo tecnica ma politica. A Napoli e nella sua provincia le risposte devono arrivare in fretta e con numeri verificabili: non per alimentare allarmismi, ma per riportare la copertura ai livelli che tengono al sicuro i bambini e la comunità.