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«Auto sporche e vetuste»: quando la politica trasforma i tassisti in capri espiatori

L'attacco mediatico contro i tassisti cittadini svuota il dibattito pubblico di responsabilità istituzionali e proposte concrete: serve coordinamento tra Comune, Prefettura e operatori per controlli efficaci, incentivi al rinnovo e regole chiare.

Di Nina Chirico25 Agosto 2026 - 16:044 minuti fa 2 min di lettura
«Auto sporche e vetuste»: quando la politica trasforma i tassisti in capri espiatori

L’attacco contro i tassisti napoletani, ridotti a «auto sporche e vetuste» da esponenti della destra legata a Giorgia Meloni, ha assunto i contorni di uno spettacolo mediatico più che di un confronto serio sul servizio urbano.

La retorica funziona perché è semplice: un bersaglio visibile, una definizione netta, qualche immagine di repertorio e la polemica monta su quotidiani e social. Ma il punto non è soltanto chi ha pronunciato quelle parole; il punto è che la narrativa stigmatizzante cancella la complessità di un settore che convive con problemi strutturali e con una domanda di mobilità in rapida evoluzione.

Dietro gli slogan non ci sono solo i tassisti. Ci sono regole da aggiornare, controlli tecnici e amministrativi da rendere più efficaci, meccanismi di sostegno per il rinnovo del parco auto e per l’adeguamento alle normative ambientali. Ci sono inoltre questioni di turnazione, servizi notturni e integrazione con i trasporti pubblici che chiedono risposte pratiche, non insulti. È responsabilità delle istituzioni cittadine — dal Comune alla Prefettura, coinvolgendo le forze dell’ordine competenti — trasformare la polemica in un’agenda operativa, non in un terreno di scontro propagandistico.

I media locali e nazionali hanno un ruolo: amplificare feed polemici senza ricostruire il quadro completo favorisce la generalizzazione e penalizza lavavore onesti. Il diritto di cronaca non giustifica la riduzione di una categoria a luogo comune. Allo stesso tempo, i rappresentanti politici hanno il dovere di non strumentalizzare immagini e parole che alimentano l’ostilità verso chi lavora in strada e spesso vive condizioni economiche fragili.

Le soluzioni non mancano: avviare campagne di controlli tecnici periodici, prevedere incentivi per la rottamazione e l’elettrificazione dei mezzi, semplificare l’accesso a finanziamenti e cooperative, rafforzare i canali di segnalazione dei disservizi e costruire protocolli condivisi tra Comune, Prefettura e associazioni di categoria. Se la politica vuole davvero incidere, si misuri sul terreno della concretezza: regole chiare, risorse e responsabilità rispettate.

La città non migliora a colpi di slogan. Napoli ha bisogno di un dibattito che distingua il problema dal simbolo e che chieda risultati misurabili. Mettere alla berlina i tassisti come capri espiatori è una scorciatoia che non risolve nulla; offrire soluzioni, invece, è l’unico modo per migliorare il servizio e restituire dignità a chi lavora per spostare la città ogni giorno.