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Campania, il Garante chiede: “Domiciliari per tossicodipendenti, ora servono più risorse e servizi”

Di Redazione30 Luglio 2026 - 17:592 ore fa 2 min di lettura
Campania, il Garante chiede: “Domiciliari per tossicodipendenti, ora servono più risorse e servizi”

La recente introduzione della legge sulla detenzione domiciliare terapeutica per tossicodipendenti in Campania rappresenta un passo avanti significativo nella gestione della giustizia e della salute. Tuttavia, secondo Samuele Ciambriello, Garante campano delle persone private della libertà personale, questa misura rischia di soffrire per mancanza di risorse.

“Riconoscere la tossicodipendenza come malattia e non come vizio è un avanzamento civile essenziale, ma la legge deve essere supportata da azioni concrete”, dichiara Ciambriello. Come evidenziato in un suo intervento, l’annuncio di 10.000 potenziali beneficiari si scontra con la realtà di appena 19,4 milioni di euro stanziati, una cifra che garantirebbe solo 800 percorsi terapeutici. Questi numeri fanno riflettere e pongono interrogativi sui reali intenti del legislatore.

Stando a quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, Ciambriello sottolinea l’urgenza di una riorganizzazione del sistema sanitario per garantire la presenza di psicologi e psichiatri nei servizi per le dipendenze (SerD) all’interno delle carceri. “Senza un adeguato supporto professionale, i detenuti rischiano di non avviare progetti terapeutici cruciali per il loro recupero”, aggiunge il Garante, ribadendo l’importanza di un intervento preventivo piuttosto che reattivo.

La nuova legge mira non solo a offrire un’alternativa al carcere per chi lotta contro la tossicodipendenza, ma anche a ridurre il tasso di recidiva, contribuendo così alla sicurezza collettiva. Tuttavia, il sovraffollamento nelle carceri, abbinato alla carenza di personale qualificato, mette in discussione l’efficacia di queste misure alternative. Queste riflessioni non possono lasciare indifferenti i cittadini, che quotidianamente affrontano non solo problemi legati alla giustizia, ma anche alle ripercussioni sociali di un sistema incapace di rigenerare.

“Serve un potenziamento dei servizi e investimenti mirati”, avverte Ciambriello, evidenziando che la cura della dipendenza deve iniziare il prima possibile. “Non si può attendere l’uscita dal carcere per iniziare un percorso di recupero”, aggiunge, lanciando un appello al governo per una maggiore attenzione verso questo aspetto fondamentale della salute pubblica.

Il tema è di rilevanza sociale e coinvolge tutti noi. La comunità è chiamata a riflettere sull’importanza di dare una possibilità di riabilitazione a chi soffre di dipendenze, non solo come questione di giustizia, ma come una vera e propria sfida umana. I cittadini di Napoli e della provincia devono chiedere risposte concrete e soluzioni efficaci, affinché politiche di sostegno non rimangano semplici dichiarazioni di intenti.

La domanda, adesso, resta sul tavolo: come può un sistema che già fatica a garantire i diritti di tutti coloro che si trovano in difficoltà, affrontare una sfida così complessa? È tempo che questo dibattito salga in cattedra e diventi un tema centrale tra i cittadini, perché la vera sicurezza passa anche dalla cura e dalla restituzione alla società di chi, dopo il dolore, desidera reintegrarsi.