Un’onda di protesta sta invadendo Napoli. La decisione di Zenita Group di abbandonare la città e trasferire le sue attività tra Roma e Salerno ha creato un clima di incertezza e rabbia tra i lavoratori. Oltre 120 dipendenti rischiano di perdere non solo il proprio posto di lavoro, ma anche la possibilità di rimanere nel territorio in cui hanno costruito la loro vita. Il sindacato Cgil chiede un intervento immediato da parte del presidente della Regione, Roberto Fico, sottolineando che l’azienda ha beneficiato di fondi pubblici e ora non può semplicemente “fugire” senza conseguenze.
Il 29 luglio 2026, si è tenuto un presidio a Napoli durante uno sciopero indetto dalle sigle sindacali Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm Uil. La partecipazione è stata altissima, con quasi la totalità dei lavoratori in piazza a protestare contro questa decisione, definita da molti come un tradimento nei confronti della comunità locale. “La Regione Campania deve intervenire, questa azienda ha preso contributi pubblici e ora costringe i lavoratori a emigrare”, ha dichiarato il segretario della Cgil, evidenziando l’urgenza della situazione.
Secondo quanto riportato da Repubblica, la decisione di Zenita non solo incarna una crisi aziendale, ma mette in luce il problema della “fuga” delle aziende da Napoli, un fenomeno che sta ampliando le disparità economiche e sociali nella regione. L’uscita di Zenita potrebbe essere interpretata come una spia di un clima di insicurezza che avvolge il tessuto imprenditoriale partenopeo, già provato da decenni di crisi e da una crescente violenza giovanile.
Le implicazioni della crisi di Zenita per Napoli
Analizzare la crisi di Zenita significa non solo esaminare la situazione di una singola azienda, ma riflettere sulle dinamiche economiche e sociali più ampie che stanno influenzando Napoli. La fuga di Zenita evidenzia un problema strutturale: cosa si sta facendo per garantire un ambiente favorevole alle imprese nel Sud? La mancanza di investimenti e la carenza di opportunità per i giovani compromettono la crescita di una generazione intera, costretta a cercare alternative lontano da casa.
Inoltre, il governo e le istituzioni locali sono chiamati a rispondere. Le misure di sostegno nella forma di contributi pubblici dovrebbero avere una controparte nel tessuto sociale e lavorativo, evitando che aziende beneficiate da fondi statali possano abbandonare il paese in un colpo solo. Se non si affronta la questione alla radice, rischiamo di assistere a un’escalation della fuga di talenti, un fenomeno che avrà conseguenze devastanti per il futuro di Napoli e dei suoi abitanti.