Funerali in clandestinità per Raffaele Afeltra: il cerchio si stringe attorno ai suoi assassini
Pimonte – Raffaele Afeltra, noto come il «Nerone» dei Monti Lattari, ha ricevuto un’ultima benedizione in un contesto fortemente sorvegliato e riservato. I funerali del boss, vitale per il clan Afeltra-Di Martino, non sono stati celebrati pubblicamente: solo pochi familiari hanno potuto accedere a una cerimonia ridotta, condotta in un cimitero divenuto bunker per evitare omaggi che potessero sfociare in ritorsioni.
L’assenza di celebrazioni degne del suo rango criminale è stata disposta da Questura e Prefettura, all’indomani del delitto avvenuto in località Zappino. Gli investigatori, in particolare i Carabinieri della Compagnia di Castellammare di Stabia, sono attivamente al lavoro per ricostruire la dinamica di un omicidio che ha suscitato gravi interrogativi sul futuro della criminalità organizzata locale.
Recenti accertamenti hanno messo in luce l’immagine di Afeltra come un “imprenditore della camorra”. Il suo controllo sui traffici illeciti era totale: dalle estorsioni alle infiltrazioni negli appalti pubblici, senza tralasciare il condizionamento delle attività commerciali. Gli affari più proficui erano riservati per lui, mentre ai suoi accoliti rimanevano solo le briciole, perlopiù legate allo spaccio di droga. Un potere che il boss ostentava con sicurezza, muovendosi senza scorte apparenti.
L’agguato che ha messo fine alla sua vita è stato studiato nei minimi dettagli: Afeltra si trovava in montagna per accudire i propri animali, accompagnato dal genero. I sicari, esperti nell’uso delle armi, hanno agito in maniera chirurgica, risparmiando deliberatamente il genero, che ora è sotto interrogatorio per fornire informazioni sugli ultimi momenti di vita del boss.
Nel tentativo di ricostruire il cerchio degli assassini, le forze dell’ordine hanno sequestrato anche il cellulare di Afeltra, sperando di trovare indizi sui mandanti o sulle sue ultime comunicazioni. Le perquisizioni continuano a ritmo serrato nelle aree circostanti, ma la rosa dei sospettati è ristretta: solo pochi hanno la conoscenza e capacità di eseguire un attacco così preciso.
Le indagini si sono concentrate su una possibile trama di tradimento interno, suggerendo che i killer conoscessero bene le abitudini di Afeltra. Inoltre, la recente scarcerazione di diversi esponenti della camorra locale avvalora l’ipotesi di una riunione di conti per ridisegnare gli equilibri di potere, visto che il parente di Afeltra, Leonardo Di Martino, resta attualmente detenuto.
In questo scenario complesso, le autorità stanno cercando di fare luce su un omicidio che non è solo un evento isolato, ma che segna un nuovo capitolo nella guerra sotterranea tra clan. La fine di Raffaele Afeltra è anche la chiusura di una fase storica della camorra locale, mentre il territorio attende di vedere come reagiranno i diversi gruppi di potere in vabile ristrutturazione.
