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La Sonrisa in subbuglio: Polese «Fiduciosi nella giustizia, tuteliamo i nostri»
Napoli, il cuore pulsante della Terra di Lavoro, si ferma per un attimo. Il TAR ha confermato la sospensione delle licenze del Grand Hotel La Sonrisa, il leggendario Castello delle Cerimonie, icona di feste e sogni nel quartiere di Nola.
La famiglia Polese non ci sta. Ha dato mandato ai legali per un ricorso lampo al Consiglio di Stato. “Questa vicenda è clamorosa”, tuona una nota ufficiale della società. “Abbiamo piena fiducia nella giustizia, ma il blocco immediato rischia di travolgere centinaia di famiglie”.
Immaginate la scena. Cameriere, cuochi, organizzatori di matrimoni: tutti napoletani doc, legati a quell’immensa struttura vesuviana. L’indotto trema. Fornite, trasporti, fioristi del circondario. E i clienti? Coppie con nozze già pagate, feste mandate all’aria.
La direzione preme per misure tampone. “Vogliamo continuità, nel rispetto delle regole”, spiegano. Trasparenza e collaborazione con le istituzioni. Ma l’urgenza stringe: Napoli non perdona i vuoti.
Intanto, i fronti penali bollono. A Roma, in Corte d’Appello, pende una revisione chiesta da Concetta Polese. E il 9 luglio, udienza in Cassazione sul ricorso contro la confisca per lottizzazione abusiva. Un sì lì, e tutto l’amministrativo crolla.
Dipendenti in attesa, sotto il Vesuvio che fuma. La città rumoreggia di voci: chiuderà davvero? Chi pagherà i licenziati? Il Consiglio di Stato deciderà, ma Napoli interroga.
