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Giallo choc ad Avellino: 63enne dimessa senza trasfusione muore al Moscati
Una donna di 63 anni muore all’ospedale Moscati di Avellino, rimandata a casa due volte senza la trasfusione che poteva salvarla. Ora due medici finiscono nel mirino della Procura: omicidio colposo e lesioni sanitarie.
Il giallo della 63enne morta al Moscati tiene col fiato sospeso l’intera Irpinia. La Procura di Avellino, guidata dal pm Marco Auciello, ha aperto un’inchiesta lampo dopo la denuncia dei familiari. Tutto parte dal 24 aprile.
La donna si presenta al Pronto Soccorso. Emoglobina a picco, quadro grave. Ma viene rimandata a casa. Quattro giorni dopo, il 28 aprile, visita specialistica in intramoenia. Stessa storia: “Torna pure”, le dicono.
I parenti non ci stanno. “Mia sorella aveva bisogno urgente di una trasfusione, ce l’hanno detto i medici stessi, ma non l’hanno fatta”, racconta il fratello con la voce rotta, ai microfoni dei cronisti fuori dal tribunale.
La tragedia esplode il primo maggio. Arresto cardiaco, coma. La trasportano d’urgenza al Moscati. Intervento disperato, ma il 2 maggio è finita. Un calvario di dieci giorni che grida vendetta.
Ora tocca alle perizie medico-legali. Negligenze? Ritardi fatali? Quel ricovero mancato poteva cambiare tutto? L’Irpinia aspetta risposte, e la rabbia monta tra i corridoi dell’ospedale e le case della provincia. Chi pagherà per questa vita spezzata?
