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Caso Maradona, choc medici: «Aveva mollato cure ipertensione». Napoli sgomenta
A Napoli, nei vicoli fumosi dei Quartieri Spagnoli, stanno lucidando il Largo dedicato a Diego Armando Maradona. Ma in Argentina, il processo sulla sua morte ribolle di accuse pesantissime: negligenza medica che ha fermato il cuore del Pibe de Oro.
Era il 25 novembre 2020. Diego muore per edema polmonare acuto. L’autopsia parla chiaro: insufficienza cardiaca fatale. Ora, i giudici sentono medici che curavano il Diez.
A settembre 2020, il cardiologo Oscar Franco lo vedeva regolarmente. “Diego assumeva il Losartan per l’ipertensione”, ha deposto. Tutto sotto controllo, almeno allora.
Due mesi dopo, il 2 novembre, tocca a Marcos Correa. Visita Maradona alla clinica Ipensa di La Plata. “Ho trovato tre farmaci psichiatrici, ma nessuna traccia di cure per la pressione”, rivela l’esperto. Un vuoto che, dicono gli inquirenti, ha scatenato il disastro miocardico.
Al banco degli imputati, il neurochirurgo Leopoldo Luque. Lo chiamano “il medico responsabile”. Accanto a lui, la psichiatra Agustina Cosachov, lo psicanalista Carlos Díaz e altri cinque sanitari. L’accusa è spietata: hanno ignorato il cuore malato di Diego, fissati solo sulla testa.
A Napoli, la città che lo venera come un dio, questa storia brucia. I Quartieri Spagnoli trattengono il fiato. Urgenza palpabile tra i murales e i bar sport.
Le patologie cardiache preesistevano. Perché nessuno ha agito? Luque si difende, minimizza. Ma le testimonianze inchiodano.
Cosa diranno i prossimi testimoni? Il cuore di Maradona meritava di più? Napoli aspetta risposte, e il dibattimento infuria.
