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Napoli sconvolta: dati rubati in vendita, holding con funzionari corrotti smantellata
La tua privacy in vendita a Napoli per soli 6 euro. Un poliziotto della Questura partenopea svendeva dati sensibili su pen drive, mentre un server nascosto accumulava un milione di vite rubate.
La Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli ha colpito duro. Eighty-five indagati, 29 misure cautelari. Carceri piene per i vertici: Giovanni Maddaluno, sostituto commissario della Squadra Mobile napoletana, Mattia Galavotti, Giuseppe Picariello e Giuseppe Emendato.
Un business da incubo nelle strade di Napoli e oltre. Funzionari infedeli, poliziotti e carabinieri bucavano banche dati come SDI del Ministero dell’Interno e server INPS. Prezzi da discount: 25 euro per un accesso SDI, dai 6 agli 11 per visure INPS.
Maddaluno non era solo. Reclutava complici come i viceispettori Alfonso Auletta e Piermassimo Caiazzo. Tredicimila accessi abusivi solo all’INPS, documentati dalla Procura. Dati su USB, consegnati dal figlio Francesco a intermediari come Maria Rosaria Cantiello.
La rete si allarga. Dipendenti Agenzia Entrate come Francesco Saverio Falace, vigili urbani napoletani come Raimondo Siena, postini del Nord come Sara Zanivan e Luca Senatore. Tutti trasformati in bancomat per agenzie investigative sparse in Italia, soprattutto Emilia Romagna.
Dieci società nel mirino. Clienti affamati: attori, calciatori, imprenditori. “Più di un milione di dati su un server sequestrato”, ha detto il procuratore Nicola Gratteri, gelando tutti.
Napoli trema. La Squadra Mobile, baluardo contro il crimine, tradita dall’interno. Fondi neri da fatture false, gestiti dal commercialista Pietro De Falco. Sequestri per centinaia di migliaia: 478mila euro a Caiazzo e Auletta, 25mila a Maddaluno.
Chi altro ha comprato quelle vite? Quanti dati circolano ancora nelle mani sbagliate? La città aspetta risposte, ma il tarlo della sfiducia resta.
