Tar Lazio annulla il decreto MIT sui canoni demaniali marittimi 2025: porti italiani in attesa di una nuova definizione tariffaria
Il Tar del Lazio ha annullato il decreto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti che nel 2025 aveva aggiornato i canoni applicati alle concessioni demaniali marittime, provocando una sospensione automatica dell’aggiornamento tariffario e interessando un gruppo significativo di operatori portuali. La decisione mette in luce la tensione tra norme ministeriali e criteri di calcolo dei tributi che regolano l’attività nei porti italiani.
Pubblicata oggi, 26 ottobre 2026, la sentenza accoglie il ricorso presentato da Assiterminal, l’associazione italiana terminalisti portuali, insieme a Terminal Napoli, Terminal Traghetti Napoli, PSA Genova Pra, Adriatic Container Terminal e La Spezia Container Terminal. Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, la voce ufficiale della decisione evidenzia come la giurisprudenza recente abbia già richiamato la necessità di verificare i parametri utilizzati per determinare gli importi delle concessioni demaniali marittime.
La controversia riguarda il decreto, adottato a metà settembre 2025, con cui il MIT aveva approvato l’aggiornamento delle misure unitarie dei canoni, accompagnato dalla circolare ministeriale contenente le tabelle aggiornate. Tra le parti ricorrenti figurano operatori rilevanti del settore portuale e della logistica, tra cui Terminal Napoli, Terminal Traghetti Napoli, PSA Genova Pra, Adriatic Container Terminal e La Spezia Container Terminal, che avevano contestato la base normativa su cui si fondava l’aggiornamento.
Nella sua motivazione, il Tar richiama precedenti pronunce pubblicate nel corso del 2026, nelle quali si è ritenuto illegittimo un parametro utilizzato per calcolare gli importi, descrivendo quel parametro come contenuto in un decreto annullato in via definitiva da una pronuncia giudiziale. In altre parole, la sentenza ribadisce che non è sufficiente adottare criteri che si appoggiano a norme contendibili o già respinte dalla magistratura; serve una cornice normativa chiara e compatibile con la giurisprudenza vigente.
L’annullamento riguarda sia il decreto relativo al 2025 sia la circolare collegata, insieme alle relative tabelle di aggiornamento. Questo dissequestro normativo si inserisce nel contesto di un filone di decisioni che analizza la legittimità dei criteri di determinazione degli importi per le concessioni demaniali marittime e che, secondo la giurisprudenza, non possono basarsi su parametri ritenuti illegittimi dai precedenti giudizi.
Quali effetti concreti ne deriveranno restano da definire. Per ora, la sentenza lascia inevasa la parte dell’aggiornamento 2025, aprendo la strada a una nuova definizione delle tariffe e a nuove tabelle che dovranno superare i dubbi giuridici sollevati dal Tribunale. Le aziende portuali coinvolte e l’intero comparto osservano con attenzione l’evolversi della fase di recepimento delle nuove norme, che potrebbe influire sui costi operativi e sulla competitività dei porti italiani a livello nazionale ed europeo.
In questa cornice, l’attenzione si sposta sulle difficoltà pratiche che un rinvio o una riformulazione dell’aggiornamento potrebbe comportare per i concessionari e per la gestione quotidiana delle infrastrutture portuali. L’auspicio condiviso tra le aziende interessate è che le nuove norme vengano definite rapidamente, in modo trasparente e allineate ai criteri giuridici condivisi, per evitare vuoti normativi che possano incidere sulla catena logistica e sui tempi di trattativa con i soggetti istituzionali.
