Napoli si prepara a una giornata di protesta del mondo dello spettacolo: domani, martedì 27 ottobre 2026, i lavoratori dei teatri e il personale scritturato scenderanno in strada, con un presidio davanti al Teatro Mercadante a partire dalle 9:30, per chiedere un rinnovo del contratto nazionale che tenga conto di professionalism e dignità del lavoro.
La mobilitazione è stata annunciata da Slc Cgil Napoli e Campania, insieme a Fistel Cisl e UilFpc-Uil, dopo la rottura del tavolo di trattativa con Federvivo. L’obiettivo dichiarato è far capire che la discussione non può restare su posizioni teoriche quando la quotidianità di chi lavora nello spettacolo dal vivo è in gioco.
A livello nazionale è previsto anche il blocco delle prestazioni di lavoro straordinario fino al termine della vertenza, accompagnato da una manifestazione a Roma il 9 novembre. Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, la mobilitazione nazionale va di pari passo con la protesta locale che coinvolge Napoli e la Campania nel suo complesso.
Le sigle sindacali hanno ricordato che, dopo due anni di confronto senza esiti concreti, le proposte della controparte risultano insufficienti per restituire potere d’acquisto e riconoscimento professionale a chi lavora nello spettacolo dal vivo. Tra gli obiettivi indicati ci sono il recupero salariale, l’unificazione dei contratti, una classificazione unica del personale e la semplificazione delle voci retributive, ritenute essenziali per tutelare chi costruisce l’offerta culturale della regione.
In termini concreti, durante l’incontro del 12 ottobre è emersa una distanza significativa tra le esigenze dei lavoratori e le proposte avanzate. Per i dipendenti dei teatri si parla di un aumento dell’18% distribuito in tre anni, con una retribuzione media mensile che passerebbe da 1.433,43 a 1.691,44 euro entro il 2029, a fronte di nove anni senza arretrati. Per il personale scritturato, l’aumento proposto sarebbe del 20% nello stesso periodo, portando il minimo contrattuale giornaliero da 58,69 a 70,42 euro lordi; l’inflazione stimata nel periodo della vacanza contrattuale è indicata intorno al 23% e non sono previsti arretrati.
La cornice della protesta, soprattutto nel capoluogo partenopeo, mette in luce una richiesta chiara: non può essere la qualità dell’offerta culturale a dipendere da condizioni di lavoro precarie o da trattamenti salariali non adeguati. Le sigle chiedono un cambiamento di passo che garantisca salari dignitosi, tutela di tutte le professionalità e una definizione concreta dei ruoli all’interno delle produzioni dal vivo.
La mobilitazione ha anche una forte dimensione territoriale: Napoli e la Campania rivendicano non solo una contrattualistica giusta, ma uno status di sistema che valorizzi la produzione culturale regionale come elemento di crescita sociale ed economica. Le parti invitano istituzioni, pubblico e mondo della cultura a sostenere una vertenza che riguarda un’intera filiera e futuro della creatività locale.
Resta aperta la finestra di eventuali sviluppi e interventi delle parti sociali, che continueranno a monitorare gli sviluppi della trattativa e l’esito delle iniziative pubbliche, mentre la città osserva come queste dinamiche possano riflettersi sull’accesso dello spettacolo dal vivo e sulla tenuta delle progettualità culturali in Campania.
